Le Grotte di Longmen e i Buddha scolpiti nella roccia

Tra i vari siti archeologici Patrimonio dell’Umanità le Grotte di Longmen (nello Henan) rientrano nella categoria dell’incredibile e dello stupefacente, lasciando il visitatore letteralmente a bocca aperta. Un’espressione senz’altro abusata ma che descrive appieno l’impatto delle Grotte di Longmen su chi, costeggiando la sponda occidentale del fiume Yi, si avvicina per la prima volta a questo imponente sito archeologico.

Le oltre 100mila statue di Buddha e dei suoi discepoli collocate in 2.345 tra nicchie e grotte, le innumerevoli iscrizioni con prescrizioni mediche, preghiere e invocazioni, le decine di pagode e monasteri ottenuti scavando il fianco delle colline rappresentano una delle più raffinate testimonianze  dell’arte buddhista cinese. E al contempo costituiscono una preziosa testimonianza storica e archeologica di uno dei periodi più ricchi e floridi della cultura dell’estremo oriente. Realizzate nel corso di secoli, le Grotte di Longmen rivelano la connessione profonda tra buddhismo e potere temporale a cavallo tra il V e il X secolo d. C. Un legame che trova in Cina altre impressionanti testimonianze come le Grotte di Yungang, di Mogao e quelle di Maijishan. Ma per quanto queste ultime siano preziosi e raffinati esempi di arte rupestre, le Grotte di Longmen continuano a rappresentare un unicum tra i vari templi cinesi scavati nella roccia.


La prima ragione è senza dubbio da attribuirsi ai numeri, che come abbiamo visto, fanno delle Grotte di Longmen uno dei più ricchi siti archeologici della Cina e di tutto l’Estremo Oriente. Lungo i fianchi delle colline prospicienti il fiume Yi, in poco più di un chilometro di lunghezza, sono state scavate 1.400 grotte[1]. Il numero di statue raggiunge le 100mila unità e anche in questo caso gli scultori si sono sbizzarriti parecchio. Troviamo effigi del Buddha che arrivano a malapena a un paio di centimetri di altezza, fino alla più colossale tra le statue presenti lungo la valle del fiume Yi, il Buddha Vairocana, che raggiunge i 22 metri.


Dal punto di vista archeologico le grotte di Longmen sono una chiave preziosa per comprendere le dinamiche di potere in atto nel corso di oltre cinque secoli di storia cinese; quando dinastie diverse estesero il loro dominio su di un territorio che all’apice della sua estensione abbracciava le coste orientali del Mar cinese, arrivava a sud fino all’attuale Vietnam settentrionale e verso ovest ai confini orientali del Kazakistan.

L'impero cinese nel 742, dinastia Tang
L’impero cinese nel 742, dinastia Tang – derivative work: Yug (talk)East_Asia_topographic_map.png: Ksiom / CC BY-SA

Grotte di Longmen: cronologia e storia

La mappa in alto si riferisce al periodo di massima espansione della dinastia Tang sotto la quale si verificò la maggiore attività di scavo nelle Grotte di Longmen. Il 60% delle sculture, iscrizioni e steli presenti nel sito archeologico è stato realizzato tra il VII e il IX secolo. I duecento anni di regno assoluto della dinastia Tang hanno rappresentato un periodo particolarmente turbolento della storia cinese, ma anche un’epoca di grande fermento culturale. Un periodo d’oro che vide alla fine del VII secolo l’affermarsi del Buddhismo come religione di Stato. La sua influenza crebbe a tal punto che furono perfino chiamati dall’India, presso la corte Tang, maestri indiani del buddhismo esoterico come Śubhakarasiṃha, Vajrabodhi e Amoghavajra[3]. E proprio i secoli tra il VII e l’VIII hanno offerto agli archeologi la maggiore quantità di testimonianze scultoree presenti nell’area archeologica a sud di Luoayang.

Ma la nascita delle grotte come luogo di culto buddhista risale a qualche secolo prima quando nel 494 l’Imperatore Xiaowen della dinastia dei Wei del Nord decise di spostare la capitale del proprio regno dalla città di Datong a quella di Luoyang. Capisco che a questo punto potreste essere tentati di mollare tutto e dedicarvi ad attività all’aria aperta oppure stapparvi una birra e dimenticare in blocco Wei del Nord e dinastia Tang. Per chi avesse resistito alla tentazione, il premio è una sintesi ridotta all’essenziale delle sorti della dinastia Wei e delle origini delle Grotte di Longmen.

Il 30% delle sculture presenti nelle grotte appartiene infatti al periodo Wei (del Nord, all’epoca esistevano anche i Wei del Sud, ma non ci interessano) che regnarono nell’attuale Cina settentrionale dal 386 fino al 534. Furono loro a importare dall’India il Buddhismo e con esso l’idea di scavare templi nella roccia di cui proprio a Ellora, nel Maharashtra, abbiamo uno dei massimi esempi nel subcontinente indiano. Le grotte di Longmen più antiche, come quelle di Guyangdong e Binyang, risalgono infatti al periodo in cui nella Cina settentrionale regnava la dinastia dei Wei del Nord.

L’incredibile varietà di stili artistici diversi riscontrati dagli archeologi nel sito di Longmen è testimonianza del succedersi di varie dinastie (dai Wei del Nord fino ai Tang, passando per Sui) che hanno scelto la città di Luoyang come capitale dei loro imperi e le grotte di Longmen come luogo di intercessione per raggiungere la salvezza.


Tanto più grande il numero di sculture e le loro dimensioni, tanto maggiori sarebbero state le possibilità, da parte del defunto, di rinascere nella pace e serenità dell’aldilà. A partire dalla dinastia Wei il buddhismo in Cina si diffuse come religione che garantiva benefici karmici[4] attraverso le opere di merito. Le più raffinate e grandiose scultore presenti lungo il corso del fiume Yi costituiscono una testimonianza della ricchezza dei loro committenti. Ma ci forniscono, indirettamente, anche un’altra indicazione; forse meno tangibile ed esplicita del calcare grigio su cui gli scultori hanno modellato le immagini del Buddha, ma altrettanto importante.

Le Grotte di Longmen sono espressione dell’eterna volontà, da parte dell’uomo, di esorcizzare la paura della morte; e chi più di un imperatore poteva essere atterrito di fronte all’idea di abbandonare la vita terrena?

Grotte di Longmen: i siti principali

Le grotte sono situate una decina di chilometri a sud della città di Luoyang, un tempo capitale, prima dell’Impero dei Wei del Nord e successivamente, per periodi alterni, della dinastia Tang. L’area archeologica delle Grotte di Longmen si estende per circa un chilometro di lunghezza lungo il corso del fiume Yi. La maggior parte delle grotte, tra cui le più spettacolari, si trovano sulla sponda occidentale, mentre un numero minore su quella orientale. L’entrata del sito si trova a nord[2] e l’elenco delle grotte principali segue l’ordine con cui le incontrerete durante la visita.

Grotte di Binyang

Le tre grotte di Binyang sono state realizzate nel corso di due decenni, commissionate dall’imperatore Xuanwu della dinastia dei Wei del Nord in onore del padre e della madre. Sono tra le più antiche grotte di Longmen e risalgono all’inizio del VI secolo (500-523). La grotta principale contiene una grandiosa scultura scavata nella roccia del Buddha Sakyamuni, affiancato da altre quattro sculture raffiguranti due discepoli e altrettanti bodhisattva. Il soffitto è scolpito con un motivo a fiore di loto e rappresentazioni delle danzatrici celesti apsaras. Le grotte nord e sud del sito di Binyang ospitano al proprio interno sculture dell’Amitabha Buddha, in posizione seduta a gambe incrociate e innumerevoli iscrizioni.

Buddha, grotte Binyang
Buddha, grotte di Binyang – Foto di Gary Todd, di pubblico dominio

Grotta di Wanfo

La Grotta dei 10mila Buddha è stata realizzata per volere di Gao Zong e dell’imperatrice Wu nel 680. Scavate nelle pareti interne della grotta innumerevoli piccole nicchie che contengono, come suggerirebbe il nome, ben 10mila effigi del Buddha. Gli archeologi che sono tipi precisi ne hanno contate 15mila. La più piccola delle sculture misura appena 2 centimetri di altezza. In questo i meriti karmici, più che dalla dimensione, derivano dalla quantità.

Un bodhisattva all'esterno della Grotta dei 10mila Buddha
Un bodhisattva all’esterno della Grotta dei 10mila Buddha – Foto di Gary Todd, di pubblico dominio

Grotta di Fengxian

Arrivati alla grotta di Fengxian è impossibile trattenere lo stupore di fronte alla gigantesca statua del Buddha Vairocana. La nicchia che lo contiene misura 39 metri in altezza per 35 di larghezza. La statua al suo interno si eleva per 17 metri, facendo di questa scultura non solo la più grande tra quelle presenti nel complesso di Longmen, ma anche una delle più raffinate. Una testimonianza dell’apice raggiunto dall’arte buddhista cinese sotto la dinastia Tang alla fine del VII secolo. Le innumerevoli iscrizioni presenti alla base della statua ci forniscono una datazione ancora più precisa che colloca la realizzazione del Vairocana Buddha tra il 672 e il 676.

La statua riserva un’ulteriore sorpresa visto che fu commissionata dall’imperatrice Wu Zeitan, l’unica donna ad aver fondato una propria dinastia. E proprio il sorriso enigmatico della statua, dai tratti femminili, sembra essere un omaggio degli scultori alla sua committente, la cui biografia, da concubina dell’imperatore fino ad diventare lei stessa sovrana, ha tolto il sorriso a più di un storico cinese.

Grotta di Yaofang

La traduzione in italiano toglie un po’ di magia alla Grotta delle Ricette Mediche o, se vogliamo, delle prescrizioni, senza per questo sottrarre efficacia alle 140 cure per mali più o meno comuni: dal raffreddore alla più ostica pazzia. Alcune prescrizioni sono ancora oggi impiegate nella medicina tradizionale cinese. Parte delle 140 cure incise sulle pareti della grotta pare siano state copiate da un medico del X secolo ed entrate a far parte dello Ishinpō[5], il più antico testo medico giapponese giunto fino a noi.


Grotta di Guyang

Proseguendo verso sud si arriva alla parte centrale della collina occidentale dove si trova la più antica e imponente tra le grotte di Longmen. Quella di Guyang è stata la prima a essere scavata nel 495 sotto la dinastia dei Wei del Nord. Ricordiamo che la capitale era stata spostata dalla città di Datong a Luoyang da soli due anni. Al centro della grotta una statua del Sakyamuni Buddha affiancato da Bodhisattva, mentre le pareti nord e sud contengono due file di nicchie con all’interno innumerevoli sculture, con incisi i nomi degli artisti che le hanno realizzate e la ragione che li ha spinti a farlo.

Statua di Buddha nella grotta di Guyang
Statua di Buddha nella grotta di Guyang – Foto di Gary Todd, di pubblico dominio

Rispetto alle sculture di epoca Tang, queste sembrano essere state sottoposte a una dieta forzata, imprimendo sulla roccia l’immaginario estetico della cultura Wei: bello è magro ed emaciato, brutto paffuto e florido. La tecnica stessa impiegata dagli scultori, per scavare la roccia, prevedeva l’impiego di specifici scalpelli dalla punta piatta che garantivo forme più sottili. I membri della dinastia Tang (di cui la grotta di Fengxian è il massimo esempio) la pensavano diversamente: meglio in carne che senza. E così gli scultori hanno impiegato un taglio tondeggiante[6], con l’utilizzo di scalpelli dalla punta curva, per rendere i volti più floridi: così come si addiceva alla moda del tempo.

Particolare del Vairocana Buddha (dinastia Tang) della Grotta Fengxian
Particolare del Vairocana Buddha (dinastia Tang) della Grotta Fengxian – Foto di Gary Todd, di pubblico dominio

Grotte di Longmen: come arrivare

Il modo migliore, e anche il più veloce, per raggiungere le Grotte di Longmen da Pechino è salire a bordo di un treno super veloce. La distanza di ottocento chilometri da Beijing a Luoyang viene coperta in poco meno di quattro ore (2 cambi) al costo di € 45/60. Le grotte si trovano una decina di chilometri a sud della città di Luoyang e per raggiungerle potete affidarvi ai servizi pubblici oppure a taxi privati.

Note

1 Longmen Caves, Henan, 9 aprile 2020, da http://www.sacred-destinations.com/china/longmen-caves

2 Longmen Caves, Henan, 9 aprile 2020, dahttp://www.sacred-destinations.com/china/longmen-caves

3 M. Guglielminotti Trivel, Archaeological Evidence from the ‘Buddhist Period’ in the Longmen Area, pdf consultabile alla pagina http://opar.unior.it/521/1/AION_2006_139_177_Guglielminotti.pdf

4 Amy McNair, The Rethoric of Expenditure, Donors of Longmen: Faith, Politics, and Patronage in Medieval Chinese Buddhist Sculpture, pp. 51-74, 9 aprile 2020, da https://muse.jhu.edu/chapter/179019/pdf

5 The Longmen Grottoes: A phase of history carved in stone, consultato in data 9 aprile 2020, da https://confuciusmag.com/the-longmen-grottoes

6The Longmen Grottoes: A phase of history carved in stone, consultato in data 9 aprile 2020, da https://confuciusmag.com/the-longmen-grottoes

Le fotografie di questo articolo, compresa la foto di copertina, sono state scattate da Gary Todd, che le ha rilasciate al pubblico dominio (CC0 1.0 Universal).

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