Taklamakan: viaggio nel deserto della via della seta

L’area che separa la Cina dall’Asia occidentale e dall’Europa non è, almeno oggi, tra le più accoglienti del pianeta. Queste terre così lontane dal mare ospitano catene montuose, fiumi e steppe; ma in buona parte sono ricoperte dal deserto del Taklamakan, situato nella regione autonoma cinese dello Xinjiang.

Il Taklamakan probabilmente non è il deserto più famoso al mondo. Sentendo la parola deserto la mente va inevitabilmente al Sahara, al Namib, o al Gobi per restare in Asia. Eppure il Taklamakan ha vissuto tempi gloriosi, quando vi passava la via della seta e i mercanti facevano tappa lungo le oasi che lo costeggiavano. È stato un luogo attraversato da viaggiatori, che se tenevano alla propria vita affrontavano con il dovuto rispetto il deserto in cui “se entri, non ne esci più”: questo significa Takla Makan nella lingua uiguri locale[1].

Montagne colorate nel deserto del Taklamakan, a est di Kashgar
Montagne colorate nel deserto del Taklamakan, a est di Kashgar

Oggi le città, i paesaggi e i siti archeologici del deserto Taklamakan portano ancora la memoria di un passato fatto di transito di merci, persone e religioni. Ma c’è anche la parte più recente della storia, il presente, che ha trasformato le antiche città-oasi in moderni e spesso chiassosi centri urbani e ha reso il deserto più accessibile, persino attraversabile in auto e in treno. Ma il Taklamakan, con la sua posizione isolata e le sue dure condizioni climatiche, resta una terra incognita, fuori dalle grandi rotte turistiche.

Il deserto del Taklamakan

In passato aveva conosciuto grande prosperità, poiché la Via della Seta, che collegava la Cina imperiale alla remota Roma, passava di qui. Ma, cessato da tempo questo traffico, quasi tutte le sue oasi erano state inghiottite dal deserto e la regione era praticamente ricaduta nell’oblio.

Peter Hopkirk ne Il Grande Gioco descrive così il Turkestan cinese (l’attuale Xinjiang) e il Taklamakan, che domina la regione. Intorno al 1850 – questa l’epoca in cui si svolgono le vicende narrate da Hopkirk – il deserto del Taklamakan era un’area inospitale e dimenticata dall’uomo. E ancora oggi i più potenti mezzi digitali fanno fatica a individuarne l’esatta ubicazione:

Al momento in cui scrivo, nella mappa qui sopra il deserto del Taklamakan è curiosamente posizionato nell’area nota come Aksai Chin, una regione situata nel Kashmir[2]. È una posizione esterna rispetto a quella che è l’esatta localizzazione del deserto, che è invece l’area gialla ovale visibile nella stessa mappa. Le coordinate fornite da Wikipedia[3] sono diverse e a quanto pare più attendibili: 38.9°N 82.2°E, che corrispondono alla mappa qui sotto in cui si vede il marcatore di posizione più o meno al centro del deserto:

L’ubicazione non è l’unico elemento di confusione intorno al Taklamakan. Ci sono dati diversi in merito alla superficie: alcune fonti indicano 270.000 km quadrati, altre 337.000. Una differenza non da poco, ma per farci un’idea possiamo pensare che il Taklamakan ha un’area grossomodo simile a quella dell’Italia, pari a circa 301.000 km quadrati.

Una terra ostile

Guardando i dati principali che caratterizzano il Taklamakan non è immediatamente intuibile quanto questo ambiente sia difficile per la vita umana:

Coordinate GPS: 38.9°N 82.2°E
Nazione: Cina
Provincia: Xinjiang
Superficie: 337.000 km2
Clima: desertico freddo
Confini: Pamir, Karakorum, Kunlun, Tien Shan

Il nome cinese dato a questo deserto, “Mare della Morte”[4], rende invece tutto più chiaro. Il clima qui è rigido. In estate le temperature diurne possono arrivare a 40 gradi, in inverno le minime scendono fino a -20 gradi; merito, si fa per dire, delle masse di aria gelida provenienti dalla Siberia. Durante il giorno il terreno accumula grandi quantità di calore, ma di notte le temperature crollano rapidamente. È un clima continentale estremo, non mitigato dall’oceano. Siamo in una delle aree del pianeta più distanti dal mare, ed è nella stessa regione autonoma dello Xinjiang che si trova il punto terrestre più lontano dal mare, il deserto Gurbantünggüt[5].

Come se non bastasse, le tempeste di sabbia sono relativamente comuni e a differenza del deserto del Gobi, dove esiste un numero relativamente elevato di oasi e l’acqua si trova non troppo sotto la superficie, il Taklamakan è più povero di risorse[6].

Dune del Taklamakan, uno dei deserti più aridi del pianeta
Dune del Taklamakan, uno dei deserti più aridi del pianeta – Photo by Mike Locke CC BY-ND 2.0

Le terre che lo circondano non sono meno impressionanti. A nord-est confina con il quasi altrettanto inospitale deserto del Gobi, mentre sugli altri lati si trovano le catene montuose del Kunlun (sud), del Tien Shan (nord) del Pamir e del Karakorum (ovest); poco a nord del Taklamakan si trova la depressione di Turfan, dove sono state registrate le temperature più estreme di tutta la Cina: 48 °C a Turfan, -52 °C, a Fuyun, non lontano da Turfan[7].

Se il Namib ad esempio è facilmente raggiungibile via mare, arrivare al Taklamakan è (era) un’impresa ardua che ha causato non pochi problemi ai viaggiatori del passato. Il deserto cinese per tre lati è circondato da montagne, spesso non facilmente valicabili. L’accesso più facile è da est attraverso il cosiddetto corridoio di Hexi o corridoio del Gansu, attraversato in passato da quel tratto di via della seta che collegava il Fiume Giallo alle oasi del Taklamakan.

Mappa del corridoio di Hexi (o del Gansu)
Il corridoio di Hexi (o del Gansu) è la via di accesso più facile al deserto del Taklamakan – SY / CC BY-SA

Oggi naturalmente le cose sono cambiate e negli ultimi decenni sono state costruite strade, autostrade e ferrovie che rendono questo luogo così remoto e isolato più facilmente accessibile e visitabile.

Perché il Taklamakan è un deserto?

Il Taklamakan occupa quasi interamente il bacino del Tarim, un fiume lungo oltre 2000 chilometri; più o meno tre volte il nostro Po, che in Italia ha dato vita a una fertilissima pianura. Sembra incredibile che il bacino di un fiume come il Tarim sia occupato da un deserto, tanto più se guardiamo la mappa qui sotto, che mostra un Taklamakan attraversato da diversi fiumi:

Mappa del bacino del Tarim
Mappa del bacino del Tarim – Kmusser / CC BY-SA

Perché allora il Taklamakan è un deserto? Il motivo è legato alla sua posizione geografica: lontano dal mare, circondato da montagne che lo isolano dalle influenze dei venti occidentali e dei monsoni. Per questo le piogge non superano i 20 millimetri l’anno nelle aree centrali, i 50 millimetri in quelle periferiche.

Arido, torrido in estate, gelido in inverno e sottoposto a violente tempeste di sabbia nella bella stagione. Tutto questo rende il Taklamakan inospitale ma allo stesso tempo affascinante. In inverno la superficie dei fiumi può ghiacciare e non è raro che le dune di sabbia siano ricoperte da un sottile strato di neve[8]. Le stesse condizioni climatiche rigide hanno dato origine ad ampie distese di dune di sabbia, in perenne movimento a causa dei venti. Dune che ricoprono l’85% della sua superficie e che lo rendono il secondo deserto con dune mobili più esteso al mondo, dopo il Sahara. In più, nel Taklamakan si trovano le dune a mezzaluna più imponenti del pianeta: qui la distanza tra le creste di due dune può superare i tre chilometri[9].

Dune del deserto del Taklamakan
Le dune sabbiose del Taklamakan, in perenne movimento – Photo by Prashant Ram CC BY-ND 2.0

Il Taklamakan e la via della seta

Le condizioni climatiche estreme hanno reso affascinante il Taklamakan, il resto lo ha fatto la storia. La via della seta passava lungo le oasi che costeggiano il deserto, sia a sud che a nord. Come si vede dalla mappa qui sotto, l’antica via carovaniera subiva una biforcazione in corrispondenza di Dunhuang (a est), per poi ricongiungersi a Kashgar, a ovest. Così da evitare il luogo in cui “se entri, non ne esci più”.

Mappa della Via della Seta
Mappa della Via della Seta, al centro è visibile il Taklamakan – Kelvin Case / CC BY-SA

Lungo le oasi del Taklamakan non circolava solo la seta. Le carovane che si dirigevano verso ovest trasportavano anche ceramiche, giada, oggetti in lacca, ferro e bronzo, quelle dirette verso la Cina erano cariche di oro, pietre e metalli preziosi, avorio e, almeno fino al V secolo, vetro. Con le merci circolavano anche le persone e con le persone le religioni. È attraverso queste vie che il buddhismo è uscito dall’India e si è diffuso in quest’area – arrivando fino all’estremo oriente e in Giappone – dove tutt’oggi i viaggiatori possono visitare ad esempio le grotte dei mille Buddha di Bezeklik. E in seguito è arrivato l’Islam, con le sue moschee e i minareti, anch’essi meta dei tour che toccano le città che costeggiano i confini del deserto.

Viaggiare nel deserto del Taklamakan

Lo scalo aereo di riferimento per raggiungere il deserto del Taklamakan è l’Urumqi Diwopu International Airport, situato poco a nord del capoluogo del Xinjiang, Urumqi. È da qui che partono i principali tour organizzati per visitare il deserto e i suoi dintorni. Spostarsi in autonomia non è impossibile, ci sono collegamenti via treno e con voli interni tra le principali città; vista la difficoltà del territorio, del clima, le barriere linguistiche (per chi non parla le lingue locali) e le ampie distanze, può essere una buona scelta affidarsi a un tour operator, tenendo presente che anche un viaggio organizzato può risultare molto impegnativo.

Le Montagne Fiammeggianti ai margini del Taklamakan
Le Montagne Fiammeggianti ai margini del deserto, a est di Turpan, spesso tappa di tour nel Taklamakan

Dopo aver fatto alcune ricerche, posso dire che ci sono essenzialmente due tipi di tour:

  • tour dello Xinjiang che toccano anche alcune città-oasi del Taklamakan e prevedono una/due escursioni di qualche ora nel deserto;
  • tour dedicati esclusivamente (o quasi) al Taklamakan, alle sue oasi e ai siti archeologici, con escursioni.

Tra i secondi, ho trovato curioso questo tour proposto da Viaggi e Avventure nel Mondo, che prevede il percorso intorno al deserto segnato nella mappa qui sotto, ripresa dal loro sito:

Tra gli aspetti più interessanti di questo tour è che prevede un’escursione di due giorni con trekking al lago Karakul, situato a circa 3600 metri sulle cime del Muztagata, la seconda vetta più alta del Pamir. Il lago è raggiungibile attraverso la mitica strada del Karakorum, la strada asfaltata internazionale più alta del mondo.

Cosa vedere nel deserto del Taklamakan

Una lista di immagini di luoghi da vedere nel deserto del Taklamakan, suggestioni di viaggio.

Il tempio di Subashi nei pressi di Kucha, lungo la via della seta
Il tempio di Subashi nei pressi di Kucha, lungo la via della seta – Photo by Gabriele Battaglia CC BY 2.0
Le grotte dei mille Buddha di Bezeklik
Le grotte dei mille Buddha di Bezeklik, situate tra Turpan e Shanshan – Photo by Sergio Tittarini CC BY-NC 2.0
Le rovine di Jiaohe, a Turpan
Le rovine di Jiaohe, a Turpan – Photo by Allan Grey CC BY-SA 2.0
Rovine di Gaochang, città che si sviluppò lungo la via della seta
Rovine di Gaochang, città che si sviluppò lungo la via della seta – Photo by Laika ac CC BY-SA 2.0
Il forte di Mazar Tagh, a nord di Hotan
Il forte di Mazar Tagh, a nord di Hotan – English: John Falconer / CC BY-SA
Le montagne del Karakorum che circondano la parte ovest del Taklamakan, nella prefettura di Kashgar
Le montagne del Karakorum che circondano la parte ovest del Taklamakan, nella prefettura di Kashgar – Photo by GothPhil CC BY-NC-ND 2.0
Pioppi del deserto del Taklamakan
I pioppi intorno alle oasi si inoltrano nel deserto e creano paesaggi singolari
Il mausoleo di Abakh Hoja, a Kashgar

Note

1 Peter Hopkirk, Il Grande Gioco, Adelphi, 2004, pagina 362.

2 Per approfondire: https://it.wikipedia.org/wiki/Aksai_Chin

3 Fonte: https://en.wikipedia.org/wiki/Taklamakan_Desert

4 Fonte: https://pulitzercenter.org/reporting/china-sea-death

5 Fonte:https://it.wikipedia.org/wiki/Punti_estremi_del_mondo

6 Per approfondire: https://www.lancaster.ac.uk/staff/wildo/silk/silk.html

7 Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Depressione_di_Turfan

8 Per approfondire. http://www.iranicaonline.org/articles/taklamakan

9 Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Duna#A_mezzaluna

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