Nella valle del fiume Farma: trekking, escursioni e sentieri

È spesso opinione comune che i luoghi selvaggi vadano cercati lontano da casa. Affermazione senz’altro condivisibile quando si tratta di città o metropoli, anche se le tangenziali al venerdì pomeriggio possono definirsi tutt’altro che civili, ma che trova una certa validità anche per coloro che abitano nelle campagne e nelle zone rurali. Di fronte a un paesaggio vissuto da tempo e di cui abbiamo esperienza da sempre, il selvaggio lascia spazio al più agguerrito e subdolo nemico del viaggiatore: il conosciuto.

Sentiero lungo il corso del torrente Farma
Sentiero lungo il corso del Farma – Foto di Giovanni Savelli CC BY-NC-SA 2.0

Servirebbero occhi nuovi per osservare i luoghi attorno a noi con rinnovata curiosità; a volte il cambio di prospettiva è del tutto fortuito: un invito inaspettato per una passeggiata, l’inaugurazione di una nuova sentieristica, o più semplicemente la voglia di esplorare i vecchi sentieri per scoprire il lato selvaggio di ciò che già conosciamo. Meglio se con qualcuno a farvi compagnia, come ho avuto la fortuna di fare io nella Val di Farma, con la preziosa assistenza di Alessio Pellegrini; autore di Terra Incognita e curioso conoscitore della geologia e della natura del fiume Farma. Senza di lui gli alberi sarebbero stati solo alberi e le rocce solo rocce.

Fiore di cicerchia silvestre (lathyrus sylvestris), eccezionalmente di colore bianco
Cicerchia silvestre. I fiori sono di solito color porpora, qui un raro esemplare bianco (Riserva la Pietra) – Foto di Alessio Pellegrini CC BY-NC-SA 2.0

Inutile dire, vista la premessa, che il Farma e la sua valle li conosco da tempo: le piscine naturali dei Canaloni, la Formazione del Farma, antica di 300milioni di anni o più a valle le Terme di Petriolo sono luoghi a me noti e che in un giorno qualunque di un’estate del 2020, che non potrebbe essere stata più diversa da tutte le altri estati, ho deciso di visitare. Con occhi nuovi appunto e una rinnovata curiosità a seguire i sentieri della Riserva del Farma in tre giorni di trekking tra bagni e risate, momenti di incertezza per i sentieri mal segnalati ed esaltanti pause per mettere i piedi a bagno nelle fredde acque del fiume. Un’esperienza di viaggio in luoghi selvaggi a pochi chilometri da casa.

Un’idea per chiunque abbia voglia di seguire i sentieri della Riserva del Farma: una terra incognita al centro della Toscana.

Le imponenti radici di un albero che affiorano lungo il fiume Farma
Alberi e radici – Foto di Giovanni Savelli CC BY-NC-SA 2.0

Il fiume Farma e la riserva naturale

Il fiume Farma e la sua valle costituiscono i punti d’interesse di un’area naturalistica istituita nel marzo del 1996 e che coincide solo in parte con il corso del fiume. I confini della riserva iniziano a est delle piscine naturali dei Canaloni (a breve distanza dell’abitato di Torniella) e terminano qualche chilometro prima del viadotto di Petriolo. Passando dal ponte, recentemente rinnovato e per lungo tempo uno dei viadotti più arditi d’Europa[1], la Riserva del Farma appare all’improvviso in tutta la sua asprezza. Cento metri più in basso il fiume si scorge a stento, nascosto dalle ripide pareti della valle, coperta perlopiù da lecci e querce. Mentre all’altezza del letto fluviale, il particolare mesoclima dell’area, unico in Toscana, protegge alcune specie relitte di epoca glaciale: un mondo perduto insomma.

Mappa della parte centrale del corso del torrente Farma
Parte centrale del corso del Farma

Un luogo aspro e selvaggio, come la selva di Dante, ma senza fiere pericolose, dove gli insediamenti umani, ai margini del fiume Farma, sono pochi e poco abitati. Il paese di Torniella, a sud-ovest della riserva, conta meno di trecento abitanti. Iesa, a nord del fiume, non supera i duecento e la vicina località di Scalvaia non arriva a cento. Un’area naturalistica decisamente poco antropizzata, con il Farma a segnare il confine naturale tra le province di Siena e Grosseto e la riserva divisa tra i rispettivi comuni di Monticiano (a nord) e Roccastrada (a sud).

Una terra di mezzo dove oggi a dominare è la natura selvaggia, ma dove, fino alla fine del Seicento, si registra un’ intensa attività di lavorazione del ferro che ha reso, nel corso del Medioevo, il fiume Farma un importante polo industriale. Un po’ come è accaduto per il rame e l’argento del borgo di Montieri nella Toscana meridionale.

Sbarramento per la captazione dell'acqua, nei pressi di una ferriera sul Farma
Sbarramento per la captazione dell’acqua – Foto di Giovanni Savelli CC BY-NC-SA 2.0

Dei molti stabilimenti siderurgici (ferriere) di epoca medievale restano oggi pochissime tracce, fatta eccezione per la ferriera di Torniella, convertita a museo e facilmente raggiungibile dall’abitato e per quella di Ruota. La struttura di quest’ultima è ancora in piedi e si trova in una piana alluvionale qualche chilometro a est dei Canaloni del Farma, coperta dalla vegetazione e dall’edera: in uno stato di generale abbandono. Le dighe di sbarramento (immagine in alto) lungo il corso del fiume, indispensabili per la captazione dell’acqua, sono state erose dall’attività spesso violenta e impetuosa del fiume Farma. Unica eccezione quella a monte della ferriera di Ruota, sopravvissuta in parte all’erosione fluviale perché in uso fino alla fine dell’Ottocento.

Valle del Farma e curiosità climatiche

La sensazione di trovarsi in un mondo perduto che segue regole proprie rispetto al resto del paesaggio circostante è accresciuta dalle particolari condizioni microclimatiche della val di Farma. Le temperature lungo il corso del fiume sono decisamente inferiori a quelle sulle cime dei rilievi circostanti. Un fenomeno di inversione termica dovuto sia alla particolare morfologia della valle che segue un orientamento ovest-est che alla pronunciata pendenza delle colline circostanti. Parte del fondovalle e i versanti esposti a sud godono di un maggior irraggiamento solare rispetto alle cime dei rilievi e a quelli esposti a nord. Nella parte centrale della Riserva del Farma il fiume scorre incassato in un alveo particolarmente stretto dove i raggi solari faticano ad arrivare anche in piena estate.

Un leccio ricoperto di felci, in un'area ben esposta al sole nei pressi del torrente Farma
Un leccio decorato di felci, in un’area ben esposta al sole – Foto di Alessio Pellegrini CC BY-NC-SA 2.0

Differenze di esposizione e temperature che hanno reso possibili la sopravvivenza di quelle che i botanici chiamano specie relitte[2]. Ultime testimonianze arboree delle immense foreste del Pleistocene, queste specie   sono progressivamente migrate, nel corso di milioni di anni, in zone climaticamente più favorevoli. Ma le particolari condizioni microclimatiche della val di Farma ne hanno consentito la sopravvivenza in pochi e significativi esemplari. Betulla, acero di monte, faggi e felci sopravvivono qui a quote tra le più basse di tutta la Toscana, così come è stata testimoniata la presenza di relitti glaciali quali il tasso, particolarmente raro in Europa e che lungo il corso del fiume Farma cresce all’altitudine più bassa conosciuta. 

Il fiume Farma: itinerari e sentieri

Nella mappa in basso ho inserito i luoghi di interesse più significativi lungo la val di Farma e cliccando sulle etichette verrete reindirizzati al paragrafo dedicato. La scelta dei luoghi è dovuta sia alle suggestioni del momento, una piscina naturale per fare un bagno, sia all’importanza che alcuni di questi hanno per comprendere le particolarità geologiche e antropiche della valle; come la ferriera di Ruota, in uso fino alla fine dell’Ottocento, la Formazione del Farma, un affioramento di rocce stratificate vecchio di 320milioni di anni o il Castello del Belagaio, una riserva di ripopolamento animale di proprietà dello Stato.

Riserva Naturale la Pietra

Il punto di partenza del nostro percorso lungo la Val di Farma è stata la Riserva Naturale della Pietra, istituita nel 1996, lungo il corso occidentale del fiume. L’area di interesse naturalistico si estende su di una superficie di 101 ettari, un paesaggio dominato dai monti Sassoforte e Alto. Da qui scorrono verso valle gli innumerevoli torrenti che alimentano il Farma; la vegetazione è rigogliosa e si estende a perdita d’occhio in un mare di verde visibile in tutta la sua bellezza da quel punto di osservazione privilegiato che dà il nome alla riserva: la Pietra. Un’antica formazione rocciosa composta di diaspri e caratterizzata da una singolare stratificazione. Le rocce sembrano scalpellate dall’uomo più che dalla natura, a formare sculture e antri che conferiscono al luogo un’atmosfera carica di mistero.

Monte Alto e Sassoforte visti dalla Riserva naturale la Pietra. Si intravedono le vallate scavate dai fossi affluenti del Farma
Monte Alto (a sinistra) e Sassoforte (a destra) visti dalla Pietra. Si intravedono le vallate scavate dai fossi affluenti del Farma – Foto di Alessio Pellegrini CC BY-NC-SA 2.0
Stratificazione di diaspri sul belvedere della Riserva naturale la Pietra
Stratificazione di diaspri sul belvedere della Pietra – Foto di Giovanni Savelli CC BY-NC-SA 2.0

Come arrivare alla Riserva Naturale La Pietra

Il belvedere della Pietra e l’omonima riserva naturale sono facilmente raggiungibili dalla SP73 bis che collega Torniella a Monticiano. Dalla strada principale prendete l’Antica via maremmana, una vecchia carrareccia, ben tenuta e di facile percorrenza e proseguite lungo il sentiero fino a un’indicazione sulla destra (segnaletica bianca e rossa) che procede in salita nel bosco fino al belvedere. Qui in basso una mappa del percorso.

I Canaloni sul Farma

Le piscine naturali dei Canaloni sul Farma sono uno dei luoghi più conosciuti e amati lungo il corso del fiume. Facilmente raggiungibili dalla strada asfaltata che collega Monticiano a Torniella costituiscono il punto di partenza di un itinerario di trekking nel Farma che da qui prosegue in direzione est fino alla vecchia Ferriera di Ruota.

Canaloni del torrente Farma
Uno dei canaloni del torrente Farma

In prossimità dei Canaloni la valle si apre, inaspettatamente, su di un paesaggio incorniciato dalla fitta vegetazione delle colline circostanti, tagliata in due dal corso del fiume. In questo punto l’impetuosità del Farma ha modellato le rocce, nel corso dei millenni, in fogge singolari, creando cascate e spiagge di ciottoli e sabbia fluviale. In alcune insenature, poco irraggiate dal sole, l’acqua è davvero gelida e fanno compagnia, tra un brivido e l’altro, curiosi personaggi della fauna locale, come vaironi e cavedani, specie comuni ed endemiche del fiume Farma.

La ferriera di Ruota

È a partire dal XIII secolo che le acque del fiume Farma vengono sfruttate per la lavorazione del ferro. Nascono così una serie di strutture, dette ferriere, che attraverso un sistema di canalizzazione, con dighe e sbarramenti, impiegano la forza dell’acqua per mettere in funzione i mantici utilizzati per alimentare i fuochi. Si tratta di sistemi poco avanzati, incapaci di fondere il ferro, ma sufficienti a separare il minerale dalle scorie. Con l’avanzamento tecnologico successivo all’introduzione del metodo dell’altoforno, gran parte di queste ferriere verrà abbandonata, con l’unica eccezione di quella di Ruota, la cui struttura, con relativa diga di sbarramento, è ancora oggi visibile a valle dei Canaloni. L’edificio si trova al limitare di un’ampia pianura fluviale, nascosto in parte dalla vegetazione.

Il torrente Farma al tramonto, nei pressi della ferriera di Ruota
Il torrente Farma al tramonto, nei pressi della ferriera di Ruota – Foto di Alessio Pellegrini CC BY-NC-SA 2.0

Una passeggiata di poco più di mezz’ora separa i Canaloni del Farma dalla ferriera di Ruota. In alcuni punti arbusti e alberi caduti richiedono una particolare attenzione nel percorrere il sentiero che, dopo un’iniziale salita, ridiscende per seguire il corso del fiume fino alla ferriera di Ruota. È una delle parti più selvagge e aspre della Riserva del Farma dove la valle si restringe a tal punto che si ha davvero l’impressione di trovarsi in un mondo perduto, in un luogo selvaggio a pochi chilometri dalla civiltà.

Il Castello del Belagaio

Il versante meridionale della Riserva del Farma è dominato dall’imponente fortificazione del castello del Belagaio. Di epoca medievale ha subito profonde ristrutturazioni nel corso dell’Ottocento che ne hanno definito l’attuale architettura. Il castello fa oggi parte di una Riserva Naturale di ripopolamento animale, con allevamenti di cavalli e aree seminative gestite dal Corpo Forestale dello Stato a cui gli ultimi proprietari, la famiglia Grottanelli, hanno ceduto immobile e terreni alla fine degli anni Sessanta del Novecento.

Il castello del Belagaio
Il castello del Belagaio – Foto di Alessio Pellegrini CC BY-NC-SA 2.0

Come arrivare al Castello del Belagaio

Potete seguire il sentiero 303 (segnaletica bianca e rossa) che prosegue dalla Ferriera di Ruota verso un guado lungo il corso del Farma. L’attraversamento non è particolarmente impegnativo durante la stagione estiva, quando le acque del fiume sono alla portata minima, ma può rivelarsi impossibile e pericoloso in altri periodi dell’anno. Raccomando comunque, in entrambi i casi, la massima attenzione: le pietre sono scivolose e instabili. La segnaletica bianca e rossa prosegue oltre il fiume, accompagnandoci in una salita piuttosto impegnativa e con un dislivello accentuato. In alcuni punti vale la pena segnalare la scarsità di indicazioni che richiedono la massima attenzione lungo il sentiero. Raccomando l’impiego di applicazioni di sentieristica come Osmand che io e Alessio abbiamo utilizzato (grazie Osmand!) per districarci tra una segnaletica in parte assente e sentieri nascosti dalla vegetazione.

Il guado sul fiume Farma in prossimità della Ferriera
Il guado in prossimità della Ferriera – Foto di Giovanni Savelli CC BY-NC-SA 2.0

La seconda possibilità, senz’altro più comoda e civilizzata, è quella di raggiungere il Castello del Belagaio dalla SP157 che collega Roccastrada a Torniella. In prossimità della località Piloni svoltate a destra sulla SP124 del Belagaio: il castello si trova a sei chilometri di distanza.

Da qui, prendendo il sentiero 101 (segnaletica bianca e rossa) potete raggiungere, in una quarantina di minuti, una delle più belle piscine naturali della val di Farma (foto in basso). Spiace sottolineare ancora una volta lo stato di generale abbandono delle semplici strutture di accoglienza presenti alla fine del percorso. Panchine e tavoli da picnic sono in parte distrutti dall’incuria e dal tempo. Alcuni tratti del percorso, quelli non lontano dal fiume, sono scomparsi e i corrimano in legno marci e con pericolosi chiodi sporgenti.

Raccomando, pertanto, ancora una volta, di prestare la massima attenzione.

Piscina naturale lungo il corso del fiume Farma
Piscina naturale lungo il corso del Farma – Foto di Giovanni Savelli CC BY-NC-SA 2.0

La Formazione del Farma

Siccome a me e Alessio piace complicarci la vita, ma che escursioni in luoghi selvaggi sarebbero senza un po’ di avventura, abbiamo deciso di proseguire il nostro trekking lungo la valle per raggiungere a piedi la Formazione del Farma. Dal castello del Belagaio abbiamo così imboccato il sentiero 101, ci siamo fermati in una delle più belle piscine naturali della valle, abbiamo messo a mollo i piedi, ci siamo rifocillati e nel primo pomeriggio del secondo giorno di escursione, abbiamo di nuovo guadato il fiume e siamo proseguiti in direzione est verso la Formazione rocciosa del Farma. Più facile a dirsi che a farsi: facile perdersi e ancora più facile abbandonare il sentiero e tornare indietro.

La formazione del Farma, risalente a 320 milioni di anni fa, periodo Carbonifero
La formazione rocciosa del Farma – Foto di Alessio Pellegrini CC BY-NC-SA 2.0

Senza l’aiuto di un’applicazione di sentieristica sono certo che avremmo abbandonato il progetto, ma una certa fiducia nelle nostre possibilità e la volontà di proseguire ci hanno consentito di attraversare la macchia, sbagliare più di una volta il sentiero (anche perché sentieri visibili non ce n’erano) per ritrovare una parvenza di percorso alcuni chilometri a ovest della nostra destinazione: la Formazione rocciosa del Farma. Un’impressionante affioramento di roccia risalente a 320 milioni di anni fa, periodo Carbonifero. La stratificazione si trova a picco sul Farma in prossimità di una piscina naturale, in un ambiente naturalistico suggestivo e scenografico. Qui il fiume forma un’ampia ansa, i declivi sono meno ripidi e opprimenti rispetto all’asprezza del paesaggio più a ovest. L’area è ben soleggiata e ideale per una sosta in giornata.

Come arrivare alla Formazione del Farma

Sconsiglio all’escursionista occasionale di raggiungere la Formazione del Farma partendo dal Castello del Belagaio. Per quanto le applicazioni di trekking come Osmand, segnalino un’abbondanza i sentieri, una volta arrivati sul posto, vi renderete conto della notevole differenza tra paesaggio naturale e paesaggio digitale. Nel caso foste comunque interessati a seguire questo itinerario potete contattarmi all’indirizzo [email protected] per ottenere informazioni e consigli.

Il modo più semplice per arrivare alla Formazione del Farma è raggiungere l’abitato di Iesa e da qui seguire il sentiero 402 che dalla Strada comunale di Quarciglioni prosegue in direzione sud verso la stratificazione rocciosa. Una passeggiata di poco più di un’ora tra andata e ritorno.

Le Terme di Petriolo

E finalmente al terzo giorno di trekking, stanchi e felici, siamo arrivati alle Terme di Petriolo, conosciute fin dall’epoca romana e divenute celebri per aver accolto papi e granduchi, ospitati in un edificio in muratura ancora oggi visibile sopra la sponda settentrionale del fiume. A poca distanza le piscine naturali da cui sgorga acqua calda e al di sotto di queste il Farma che regala l’elettrizzante possibilità di fare un tuffo nelle sue acque.

Le Terme di Petriolo, lungo il corso del fiume Farma
Terme di Petriolo – Foto di Giovanni Savelli CC BY-NC-SA 2.0

Le piscine sono libere e, a dire la verità, piuttosto affollate durante tutto l’anno. Si può parcheggiare lungo la strada e, al momento della mia visita, ho visto alcuni campeggiatori con tende al seguito. La normativa che regola il campeggio è di competenza delle regioni e la Toscana non ha, al momento, adottato apposite regole sul campeggio libero.  Per evitare di incorrere in multe e situazioni spiacevoli è opportuno contattare il comune di riferimento (Monticiano) per verificare la possibilità o meno di campeggiare liberamente in prossimità delle Terme di Petriolo.

Il fiume Farma al tramonto, non distante dalla terme di Petriolo
Il torrente al tramonto, tra la formazione del Farma e le terme di Petriolo – Foto di Alessio Pellegrini CC BY-NC-SA 2.0

Note

1 Strada statale 223 di Paganico, Wikipedia L’enciclopedia libera, 4 ottobre 2020, da https://it.wikipedia.org/wiki/Strada_statale_223_di_Paganico#Percorso

2 Specie relitta, Wikipedia L’enciclopedia libera, 4 ottobre 2020, da https://it.wikipedia.org/wiki/Specie_relitta

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