Torre Alfina: guida al borgo, al bosco del Sasseto e ai sentieri

Si racconta che il nome di Torre Alfina derivi dalla presenza di una torre che si trovava al confine, ad fines, del territorio di Orvieto. A quanto pare gli storici attuali propendono per un’altra ipotesi[1], eppure ancora oggi il borgo mantiene il fascino degli antichi territori di frontiera.

Il castello, solido e discreto, si erge su un colle che domina l’altopiano dell’Alfina, nel comune di Acquapendente, in Lazio. Il borgo è protetto a nord dal fiume Paglia e sui lati sud, est e nord è a pochi chilometri in linea d’aria dal confine con l’Umbria. A ovest, il territorio toscano è poco più distante, in qualche decina di minuti di auto si raggiungono i borghi dell’area del tufo e le vie cave, mentre in direzione nord si trova la località termale di San Casciano dei Bagni.

Se vi sentite disorientati, salite fino alla terrazza panoramica di fronte all’ingresso del castello di Torre Alfina. Qui c’è un orologio solare che vi suggerirà dove sono i punti cardinali. Spalle al castello, riconoscerete sulla destra il monte Amiata e i suoi borghi, di fronte a voi l’altopiano dell’Alfina, i territori a cavallo tra Lazio e Umbria e, in direzione sud est, le vette più alte dell’Appennino. Nelle giornate chiare la vista spazia per decine e decine di chilometri, la sensazione di trovarsi in un territorio di frontiera è forte.

La terrazza panoramica di Torre Alfina
La terrazza panoramica, il borgo e il castello di Torre Alfina – Foto di Alessio Pellegrini CC BY-NC-SA 2.0

Torre Alfina era un luogo strategico attraversato dalla via Francigena, ma anche magico. Dietro al castello si trova il bosco del Sasseto, un luogo incantato, la foresta delle fiabe in cui possono spuntare fate, elfi e altri spiriti silvestri.

Il castello, il borgo, il bosco del Sasseto, ma non solo. C’è ancora altro da fare e vedere a Torre Alfina e sarebbe un peccato dedicarle una sola giornata. Lasciatevi incantare da questi luoghi, piccole terre incognite da esplorare in più giorni.

Una newsletter a cui vale la pena iscriversi

Registrandoti confermi di accettare la nostra privacy policy

Mappa di Torre Alfina: cosa vedere e itinerari consigliati

In questa mappa ho raccolto i luoghi che consiglio di visitare a Torre Alfina e nei suoi dintorni. In tutto ci ho trascorso tre giorni, ma penso che due, un fine settimana per intenderci, siano più che sufficienti. Dipende dai vostri ritmi.

Potete dedicare almeno una giornata intera alla sola Torre Alfina. Al bosco del Sasseto si accede solo tramite visita guidata e lo stesso vale per il castello; il giro nel bosco dura un paio d’ore, quello nel castello circa due ore e mezzo. Nel tempo che rimane, è possibile fare due passi nel borgo. L’altra giornata la potete riservare al Museo del fiore e al trekking nei sentieri della Riserva Naturale Monte Rufeno che partono da Torre Alfina.

Torre Alfina e il castello

Percorrendo la strada provinciale che da Acquapendente porta nei pressi di Torre Alfina, il castello si intravede in più punti. La collina su cui poggia sembra poco più rialzata dell’altopiano che la circonda ed è solo arrivando al borgo che si intuiscono le reali dimensioni della rocca.

Torre Alfina, vista panoramica dall'altopiano dell'Alfina
Torre Alfina, il castello e il borgo – Foto di Alessio Pellegrini CC BY-NC-SA 2.0

Il castello appare in ottime condizioni, che rivelano la sua giovane età. Nella forma attuale, il castello di Torre Alfina risale alla fine del diciannovesimo secolo. Nel 1880 Edoardo Cahen, figlio di un ricco banchiere belga, acquistò il vecchio palazzo e la tenuta. Divenuto marchese di Torre Alfina nel 1885, pochi anni dopo affidò il rifacimento del castello all’architetto senese Giuseppe Partini, che gli diede l’attuale stile neomedioevale.

Uno dei lati del castello di Torre Alfina
Il castello di Torre Alfina – Foto di Alessio Pellegrini CC BY-NC-SA 2.0

Potete visitare Torre Alfina partendo da Piazzale Sant’Angelo, per proseguire lungo una rampa che costeggia il castello e arrivare fino a un ampio belvedere. Qui fino al 1913 si trovava una chiesa, che fu fatta demolire da Teofilo Rodolfo Cahen (figlio di Edoardo) per creare l’attuale terrazza panoramica. In sostituzione dell’antica parrocchiale demolita, fu costruita nel 1921 la chiesa di Santa Maria Assunta che trovate in Piazzale Sant’Angelo.

Il belvedere, una terrazza panoramica di fronte all'ingresso del castello di Torre Alfina
Il belvedere di fronte al castello, con vista sull’altopiano dell’Alfina – Foto di Alessio Pellegrini CC BY-NC-SA 2.0

Il belvedere è situato all’ingresso del castello e per proseguire all’interno occorre prenotare una visita guidata. Rimanendo all’esterno, dalla terrazza panoramica si intuisce l’assetto a semicerchi concentrici del paese, che si era sviluppato intorno alla rocca già in epoca medioevale.

Lasciato il belvedere, si può proseguire lungo le vie del paese e osservare gli altri lati castello, le mura, il bastione, la rampa ottocentesca e una delle porte d’accesso al borgo. Un complesso di fortificazioni sorprendente per un piccolo borgo che conta oggi circa 350 abitanti.

Visitare il castello di Torre Alfina

  • Castello di Torre Alfina
  • Via Monaldeschi della Cervara, 1 | 01021 Torre Alfina (VT)  
  • Calendario delle visite aggiornato di mese in mese 
  • Biglietto: 5€ con visita guidata
  • www.castellotorrealfina.com

La tabella qui sopra è aggiornata al 27 giugno 2021. Per informazioni aggiornate e ufficiali consultate il sito ufficiale del castello di Torre Alfina, dove è spiegato anche come accedere e iscriversi alle visite guidate.

Il Bosco Monumentale del Sasseto

Pochi passi nel bosco del Sasseto e il sentiero appare sbarrato da un vecchio carpino bianco caduto a terra. Guardandolo bene si capisce che l’albero è ancora vivo: a terra sono fissate alcune radici che gli assicurano nutrimento e dai rami spuntano foglioline verdi. Nessuno sa da quanto tempo è in quella posizione, è uno dei tanti misteri e meraviglie del bosco del Sasseto.

A dire il vero, nessuno sa nemmeno quanto tempo l’albero resterà in quella posizione. Non ostruisce il passaggio dei visitatori – anzi, per certi versi li introduce i misteri del Sasseto – e la scelta dell’ente che gestisce il bosco è, per quanto possibile, di non toccare nulla e lasciare che la natura faccia il suo corso. È questo che rende questo bosco diverso dagli altri. Qui si trovano diversi alberi secolari che, con i loro rami contorti e cavità oscure assumono spesso forme bizzarre. È una foresta antica, un ambiente raro e ammirandone i curiosi matusalemme si può immaginare come in passato si siano generate storie e leggende di fate, streghe, lupi mannari e altre strane creature.

Albero secolare, dalla strana forma, nel bosco del Sasseto
Gli alberi più antichi del bosco del Sasseto assumono a volte forme bizzarre – Foto di Alessio Pellegrini CC BY-NC-SA 2.0

Per gli animali, dotati di minore immaginazione ma molto più concreti di noi umani, un bosco antico come questo è un eccezionale rifugio. È nei boschi maturi che trovano il loro habitat ideale varie specie di picchio, i cosiddetti rapaci notturni (gufo, allocco, etc.), altri uccelli, ma anche mammiferi come scoiattoli, tassi, volpi, etc. Sembra banale, ma un bosco maturo è un rifugio pure per le piante. I boschi cedui, tagliati di frequente, tendono ad avere una bassa biodiversità, mentre nel bosco del sasseto convivono, in uno spazio relativamente distretto, piante di svariati ambienti. Quello che più mi ha colpito è come, nel giro di pochi metri, si passa da un ambiente fresco, umido e ombroso in cui crescono specie di montagna come il faggio, a un’altura più esposta al sole dominata dai lecci, che crescono anche vicino al mare. Anche questa è magia del bosco del Sasseto.

Il bosco del Sasseto è punteggiato da massi vulcanici
La superficie del bosco è cosparsa di massi vulcanici – Foto di Alessio Pellegrini CC BY-NC-SA 2.0

Dalla foto qui sopra si intuisce come mai si chiama bosco del Sasseto. In più punti la superficie è cosparsa di antichi massi vulcanici, oggi ricoperti di un muschio verdissimo che, insieme agli alberi antichi e contorti, contribuisce a dare un carattere magico al bosco. Un aspetto, questo, che non deve essere sfuggito al marchese Edoardo Cahen. Dopo aver acquisito la tenuta e il castello nel 1880, realizzò alcuni sentieri nella foresta e ne vietò il taglio degli alberi. Divenne di fatto un bosco protetto e amato dal marchese, che lo scelse come luogo della sua ultima dimora. Fece costruire qui il suo mausoleo dall’architetto Partini di Siena, lo stesso che ristrutturò il castello di Torre Alfina, dando vita a una struttura in stile neogotico, oggi tappa delle visite guidate al bosco del Sasseto, un vero e proprio monumento naturale.

Il mausoleo neogotico del marchese Cahen nel bosco del Sasseto
Il mausoleo neogotico del marchese Cahen nel bosco del Sasseto – Foto di Alessio Pellegrini CC BY-NC-SA 2.0

Visitare il bosco del Sasseto

  • Bosco del Sasseto
  • Piazzale Sant’Angelo, 19 Torre Alfina (Biglietteria)  
  • Il calendario delle visite varia di mese in mese 
  • Biglietto: 6€ con visita guidata (biglietto ordinario)
  • www.comuneacquapendente.it/wpaquesionet/index.php/visite-al-bosco-del-sasseto

La tabella qui sopra è aggiornata al 27 giugno 2021. Per informazioni aggiornate e ufficiali consultate il sito del Comune di Acquapendente o della Cooperativa L’Ape Regina, dove è spiegato anche come accedere e iscriversi alle visite guidate.

Sentieri nei dintorni di Torre Alfina

La natura nei dintorni di Torre Alfina è particolarmente generosa. Oltre al bosco del Sasseto, da Torre Alfina partono sentieri che portano nella vicina Riserva Naturale Monte Rufeno. Uno di questi è il percorso escursionistico La Scialimata, che prende il nome dall’esteso fenomeno franoso, detto scialimata nel dialetto locale, che si può ammirare da specifici punti di osservazione lungo il sentiero.

Il percorso La Scialimata è lungo nove chilometri ed è classificato come impegnativo, ma se vi piace camminare e lo affrontate con scarpe e abbigliamento adeguati, non presenta difficoltà eccessive. È interessante per la varietà di ambienti che si incontrano. Zone rurali, boschi artificiali di pino marittimo, boschi naturali e aree calcaree rocciose punteggiate da roverelle, da cui la vista spazia fino al monte Amiata e allo sperone vulcanico di Radicofani, in provincia di Siena. È proprio in quest’area calcarea che, in primavera, si possono osservare fantastiche orchidee selvatiche del genere Ophrys, per intenderci quelle che hanno un petalo (il labello) che simula il dorso di un insetto.

Un tratto del sentiero La Scialimata, nei dintorni di Torre Alfina
Un tratto del sentiero La Scialimata, popolato in prevalenza da roverelle – Foto di Alessio Pellegrini CC BY-NC-SA 2.0

Il percorso escursionistico La Scialimata si collega a un certo punto al sentiero natura del fiore. Qui il bosco è imponente, in buona salute e lungo il sentiero natura abbondano pannelli informativi che descrivono diversi aspetti dell’ambiente che state attraversando. A un certo punto si arriva a un antico mulino ad acqua, che funzionava grazie alle acque del torrente Subissone. Il mulino è stato attivo fino ai primi anni ’50 del ventesimo secolo e lavorava anche in estate, quando il livello del Subissone era troppo basso, grazie a una vasca di accumulo che è possibile vedere anche oggi. In prossimità del mulino si trova l’antico ponte in muratura che gli abitanti di Torre Alfina chiamano ponte romano, nonostante una pietra incisa sul parapetto riporti la data del 1837.

Dal mulino del Subissone si può proseguire lungo un sentiero che porta fino ad Acquapendente, seguendo la strada comunale Acquapendente – Torre Alfina detta La Salara, che dà il nome anche al percorso escursionistico. Qui trovate maggiori info su La Salara, ma visto che La Scialimata è già abbastanza impegnativa, forse è meglio esplorare i dintorni del mulino e ammirare il Subissone. Gli ambienti sono suggestivi, la natura è selvaggia e vale la pena di fermarsi ad ascoltarla.

Il torrente Subissone, cupo e selvaggio
Il torrente Subissone, cupo e selvaggio – Foto di Alessio Pellegrini CC BY-NC-SA 2.0

Dal mulino del Subissone si può tornare indietro e riprendere il sentiero La Scialimata, oppure proseguire fino al Museo del Fiore.

La Scialimata: per non perdersi

La mappa ufficiale del percorso la trovate su questa pagina di Parks.it, da cui potete scaricare anche la traccia KMZ che vi consentirà di visualizzare la mappa su smartphone tramite app come GPX Viewer (che ho utilizzato), Osmand o simili e seguire così i vostri spostamenti. Una nota: l’opzione per scaricare il file KMZ la trovate accedendo sul sito Parks.it da desktop; se la volete (giustamente) scaricare su smartphone, andate in fondo alla pagina web, poco sotto la mappa vedrete la scritta “Visualizzazione: Cellulare | Classica”, cliccate su Classica e vi si caricherà la pagina con l’opzione per scaricare il KMZ. Se non lo trovate scrivetemi nei commenti.

Come inizio del percorso potete considerare Piazzale Sant’Angelo a Torre Alfina e vi ricongiungerete alla mappa di Parks.it in corrispondenza del cancello del Casale S.Antonio, lo vedete qui sotto:

Qua sopra su Google Street View il cancello lo vedete chiuso, ma sono immagini del 2011. A quanto pare attualmente è sempre aperto per consentire l’ingresso degli escursionisti e personalmente non ho avuto alcun problema a passare. Di fronte al casale si trova un pannello informativo e da quel momento in poi trovate paletti segnavia di colore bianco che vi indicano il percorso. Sono numerosi e di solito ben visibili, ma per una sicurezza in più vi consiglio di scaricarvi il tracciato KMZ di Parks.it.

Se volete abbinare La Scialimata al sentiero natura del fiore (opzione che consiglio) trovate buone indicazioni sia lungo il percorso, sia nella mappa qui sotto. C’è segnato il punto in cui lasciare il sentiero La Scialimata e prendere quello che porta al mulino del Subissone, per poi proseguire fino al Museo del Fiore e rientrare a Torre Alfina.

Quando andare a Torre Alfina e al Bosco del Sasseto

Torre Alfina è visitabile tutto l’anno. Il borgo è piccolo e facilmente accessibile, probabilmente non c’è un periodo migliore di altri per visitarlo. Per accedere al castello occorre invece consultare gli orari delle visite guidate e, se necessario, prenotarsi in anticipo.

Un discorso a parte merita il Bosco del Sasseto. Qui gli alberi dominano il paesaggio e lo scenario varia fortemente in base alle stagioni. In primavera la natura è rigogliosa e se la stagione è stata piovosa il muschio sulle rocce è di un verde intenso; qua e là, in mezzo al verde dominante, spunta qualche fiore. In estate troverete un po’ di refrigerio dal caldo – come testimoniano i ruderi di una ghiacciaia – mentre l’autunno è forse la stagione più suggestiva. Il periodo migliore per il foliage è di solito la prima metà di novembre, il colore dominante è il giallo (non ci sono gli aceri dalle foglie rosse come d’autunno in Giappone), ma la varietà di colori è abbastanza ampia, almeno secondo quanto mi ha assicurato la guida. In inverno gli alberi sono spogli, ci si può imbattere nelle atmosfere surreali create dalla nebbia o in un raro paesaggio innevato.

Note

1 A quanto pare, Alfina è un prediale, ossia un toponimo derivante dal nome di un possedimento terriero, di origine germanica. Il toponimo Alfina non indicherebbe quindi la presenza di un territorio ad fines, di confine (anche se di fatto lo era), sarebbe collegato invece al nome di un proprietario terriero dell’alto medioevo. La torre fu in seguito detta dell’Alfina per distinguerla dalla vicina Torre di San Severo.

Articoli simili

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Latest posts