La storia del mondo in dodici mappe di Jerry Brotton

Nel novembre del 2013 l’editore Feltrinelli pubblica, nella collana Varia, il libro La storia del mondo in dodici mappe[1], scritto da Jerry Brotton e tradotto da Virginio B. Sala. L’autore è un esperto riconosciuto di cartografia e storia delle mappe, oltre che docente di Studi rinascimentali alla Queen Mary University di Londra. Di Jerry Brotton potete leggere, in traduzione italiana, un altro volume che racconta di mappe antiche e preziosi tesori della cartografia mondiale: Le grandi mappe. Oltre 60 capolavori raccontano l’evoluzione dell’uomo, la sua storia e la sua cultura. Ci sarà tempo e modo, nei prossimi articoli, della nostra sezione guide, di approfondire quest’ultimo volume, visto che oggi ci dedichiamo al viaggio coinvolgente, mai banale, spesso curioso e niente affatto scontato compiuto da Jerry Brotton nella sua storia del mondo raccontata in 12 mappe. Scelte seguendo un fil rouge che mette in scena fatti ed eventi storici, scoperte, intrighi e questioni politiche sulla superficie piana delle mappe. 

Ma c’è dell’altro, visto che se l’autore si limitasse a questo, tanto varrebbe per noi leggere un atlante storico e festa finita. Quello che più intriga, leggendo il libro, è lo scoprire ciò che sta dietro una mappa; il mondo che l’ha creata, le dinamiche sociali, le questioni politiche e quelle teologiche, così come le conoscenze che l’hanno prodotta. Le dodici mappe scelte dall’autore sono state realizzate in momenti cruciali della storia del mondo e ciascuna di esse è uno specchio della società che l’ha realizzata. Ogni mappa, leggiamo nell’introduzione, è sempre un’interpretazione creativa dello spazio che pretende di rappresentare[2] e in quanto tale mai obiettiva e sempre in bilico tra la soggettività dell’autore e dell’epoca storica che l’ha prodotta e gli inevitabili limiti quando ci troviamo a rappresentare una sfera su di una superficie piana.

Di questo e molto altro scopriamo nel libro di Jerry Brotton, La storia del mondo in dodici mappe.

La storia del mondo in dodici mappe
Jerry Brotton

La storia del mondo in dodici mappe

Dodici mappe per raccontare la storia del mondo

In effetti, a voler essere pignoli, le mappe di cui veniamo a conoscenza nel libro di Jerry Brotton sono dodici più una. La prima e la più antica, compare nell’introduzione che prende le mosse da una scoperta fortuita avvenuta nel 1881 tra le rovine dell’antica città babilonese di Sippar. La tavoletta di argilla su cui è incisa la imago mundi babilonese risale al VI secolo a. C. ed è la più antica rappresentazione aerea del mondo giunta fino a noi.

Mappa mundi babilonese e spiegazione
Mappa del mondo babilonese, raffigurante Assiria, Babilonia e Armenia. Sulla destra spiegazione dettagliata della mappa.

È a partire da questo manufatto che cadiamo nella rete di Brotton. Difficile resistere alla tentazione di volerne sapere di più su di una mappa così piccola (la tavoletta su cui incisa misura dodici centimetri per otto) eppure così importante. Così come è impossibile non voler cercare risposte alle domande che l’autore dissemina nell’introduzione.

Dove saremmo senza mappe? E ancora, le mappe sono reali? E, forse, la più importante di tutte, che cos’è una mappa? Su quest’ultimo punto, non dobbiamo attendere molto e la questione è subito chiarita: il termine mappa significa pezzo di stoffa o tovagliolo (sic!). 

Ma guai a credere che la faccenda sia così semplice, perché la lettura riserva capitolo dopo capitolo continui cambi di prospettiva, che, proprio come nella cartografia, consentono di vedere il mondo da punti di vista differenti. Per dirla con le parole dell’autore:

Una visione del mondo produce una mappa del mondo; ma una mappa del mondo definisce a sua volta la visione del mondo della cultura che l’ha creata [3]

Mappa del mondo di Al Idrisi
Mappa del mondo di Al Idrisi, copia di una mappa araba del 1154. È orientata con il sud in alto – Public domain

È tutto qui (si fa per dire) il nocciolo della faccenda, ed è proprio questo a distinguere il libro di Jerry Brotton da altri dedicati alle mappe. A fare la differenza, e non è poco, una scrittura pacata, ma mai noiosa, generosa nelle informazioni senza essere didascalica a cui si aggiunge un ricco apparato di illustrazioni che soddisfa quella strana e inspiegabile passione che molti hanno per i libri di mappe. Animali strani, i lettori, tanto quanto le mappe.

Qualche curiosità dal mondo delle mappe

In un libro che parla di mappe partendo dal VI secolo a. C. fino ad arrivare al 2012 con Google Earth, di gustose curiosità se ne trovano davvero parecchie. Ad esempio di quando spagnoli e portoghesi si ritrovarono, dopo il viaggio di Magellano (1519-1522) a trattare il mondo come se fosse un campo da calcio (sferico) e decidere dove piazzare una linea di centrocampo che avrebbe dovuto accontentare entrambe le parti. La questione fu risolta, dopo anni di dibattimenti, con il Trattato di Tordesillas.

Planisfero di Cantino: la prima carta geografica antica a rappresentare il Nuovo Mondo come territorio a sé stante
Planisfero di Cantino (1502) con il meridiano di Tordesillas – [Public domain]

Al capitolo otto veniamo a conoscenza di quanto il mondo delle mappe possa essere spietato, popolato di gang familiari che nel Seicento hanno monopolizzato la cartografia europea sotto il cognome della famiglia Blaeu, prolifica schiatta di cartografi olandesi.

Mappa di Blaeu
Nova totius terrarum orbis geographica ac hydrographica tabula, mappa di Willem e Johannes Blaeu – Public domain

La questione di quanto le mappe possano rivelarsi strumenti potenti di propaganda politica e idelogica appare evidente, in tutta la sua forza e drammaticità, al capitolo undici. La proiezione egualitaria di Arno Peters mette in discussione, nel 1973, l’ormai radicata rappresentazione del mondo di Mercatore, introducendo il concetto di equivalenza per rappresentare in modo egualitario tutti i paesi della terra. La nuova proiezione di Peters scatenò un putiferio nel mondo della cartografia, dimostrando, una volta in più, quanto geografi e cartogarfi possano essere animali combattivi e piuttosto aggressivi.

Proiezione di Gall-Peters
Il mondo rappresentato dalla Proiezione di Gall-Peters – Fonte: Strebe [CC BY-SA 3.0], via Wikimedia Commons

Arriviamo così al 2012, a Google Earth, alle immagini satellitari sempre più dettagliate che mostrano ogni angolo del mondo con una precisione impensabile per i cartografi antichi. È la società dell’informazione che (grazie Jerry Brotton) non è di certo il punto di arrivo del lungo percorso delle mappe. Ma “solo” una fra le tante possibili rappresentazioni del nostro mondo, una fra le tante, funzionale ai bisogni e alle ambizioni della società che l’ha prodotta.

Mappa di Google Earth
Mappa di Google Earth

La storia del mondo in dodici mappe: indice

  1. Scienza. Geografia di Tolomeo, circa 150 d. C.
  2. Scambio. Al-Idrisi, 1154 d. C.
  3. Fede. La mappamundi di Hereford, 1300 ca.
  4. Impero. La mappa del mondo Kangnido, 1470 ca.
  5. Scoperta. Martin Waldseemüller, mappamondo 1507
  6. Globalismo. Diogo Ribeiro, mappa del mondo, 1529
  7. Tolleranza. Gerardo Mercatore, mappamondo, 1569
  8. Denaro. L’Atlas Major di Joan Blaeu, 1662
  9. Nazione. Famiglia Cassini, carta della Francia, 1793
  10. Geopolitica. Halford Mackinder, “il perno geografico della storia”, 1904
  11. Uguaglianza. La proiezione di Peters, 1973
  12. Informazione. Google Earth, 2012

Conclusione. L’occhio della storia


Note

1  Jerry Brotton, La storia del mondo in 12 mappe, Feltrinelli, 2015

2 La storia del mondo in 12 mappe, pag. 33

3 La storia del mondo in 12 mappe, pag. 24

Articoli simili

Latest posts

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui