Shimokitazawa, perdersi nel quartiere di Tokyo che non ti aspetti

Il mio primo impatto con Tokyo è stato a Shinjuku, con i suoi grattacieli, la stazione ferroviaria più frequentata al mondo, la vita notturna di Kabukicho e Golden Gai, i centri commerciali e la VR Zone, gli uffici e i ristoranti. È il quartiere più movimentato e moderno della città e dopo una seconda visita sentivo la necessità di scoprire una Tokyo diversa: avevo probabilmente bisogno di Shimokitazawa (下北沢).

Ho visitato Shimokitazawa nel mio terzo viaggio in Giappone, nel primo avevo saltato Tokyo completamente e nel secondo toccata e fuga a Shinjuku. Preparandomi alla mia terza volta nel Paese del Sol Levante mi sono letto Giappone[1] della collana The Passenger di Iperborea e tra le tante cose che ho scoperto c’è anche Shimokitazawa, il quartiere alternativo, letterario, vintage, giovane, slow di Tokyo.

Giappone
The Passenger. Per esploratori del mondo.

Che cos’è Shimokitazawa

Vorrei prima dire che cosa non è Shimokitazawa. È diverso non solo da Shinjuku, ma anche da Shibuya, Roppongi, Asakusa, Akihabara e da altri quartieri più famosi di Tokyo, sempre presenti nei tour proposti dalle agenzie di viaggio e spesso in primo piano nelle varie guide – cartacee e non – dedicate al Giappone. A Shimokitazawa ­– “Shimokita” per i tokyoti – non si respira l’atmosfera della metropoli, né tantomeno l’ordine di tante altre aree della capitale nipponica. C’è un caos meraviglioso e vitale, delicato al tempo stesso (in fondo siamo in Giappone) e Banana Yoshimoto lo descrive davvero bene in Moshi Moshi[2]:

Se alcune volte l’aspetto caotico di questo quartiere, costruito senza alcun criterio, al solo fine di guadagnare spazio, appare gradevole, è forse perché di fatto ricorda la parte bella dell’inconscio delle persone, la loro disordinata scompostezza.

Dopo queste parole di Banana Yoshimoto, non vi viene voglia di visitare questo quartiere di Tokyo così originale? Ma c’è dell’altro:

Un po’ come quando gli uccelli mangiano i fiori o un gatto salta dall’alto verso il basso con un movimento perfetto. Partiamo sempre dal torbido, quando cominciamo qualcosa di nuovo. Poi però arriva il momento in cui tutto inizia a scorrere limpido, e in tranquillità prende a seguire il suo corso naturale.

Il disordine relativo di Shimokitazawa può essere (quasi) terapeutico, se solo ci lascia trasportare dal suo movimento e lo si osserva con calma. Vale la pena dedicare più di qualche ora a questo quartiere, o anche due giorni per apprezzarne i ritmi e farli entrare in circolo. Perché ancor più che da vedere, Shimokitazawa è un luogo da vivere, bisogna entrare nei negozi, andare nei ristoranti e caffè, gironzolare senza una meta precisa, perdersi e la sera seguire un concerto in uno dei numerosi club e locali con musica dal vivo.

Moshi Moshi
Banana Yoshimoto

Moshi Moshi Shimokitazawa, il libro

Quando andare

È un quartiere di Tokyo ricco di negozi, club e caffè, per cui è possibile andarci tutto l’anno. Non è sconsigliabile nemmeno l’estate, la stagione più “dura” in Giappone; i locali hanno tutti l’aria condizionata e ed è il periodo dei concerti, per cui può capitare che qualche band famosa, in Giappone per tournée o festival, si esibisca pure in uno dei tanti piccoli club del quartiere; è raro, ma vi garantisco che a Shimokitazawa può accadere.


Video di Last Train To Tokyo, Michael Monroe Band, girato in parte durante un concerto al Club Que di Shimokitazawa

Ogni stagione va bene, ma qual è il momento migliore della giornata per andare a Shimokitazawa? È una cittadella giovane e alternativa e si sveglia tardi la mattina; meglio andarci da mezzogiorno in poi per viverne le atmosfere più movimentate, ma se volete scattare un po’ di fotografie in tranquillità senza essere disturbati, meglio la mattina presto. Se avete la possibilità, passateci il pomeriggio e la serata; quando il buio cala e le luci illuminano strade e vetrine l’atmosfera diventa squisita.

Gakuya Shimokitazawa
Gakuya, uno dei tanti locali in cui passare la serata – Photo by Alessio Pellegrini CC BY 2.0

Quando andare a Shimokitazawa, già nel primo viaggio a Tokyo? Se si guardano le guide e i programmi di viaggio dei vari tour operator, i must see di Tokyo sono altri. Ma a noi piacciono le terre incognite e se pianificate il vostro viaggio siete voi stessi a scegliere cosa davvero vale la pena visitare. Per vedere e vivere una Tokyo diversa, alternativa e allo stesso tempo autentica, dedicate almeno un giorno (pomeriggio e sera) a Shimokita anche nel vostro primo viaggio in Giappone. E c’è un motivo in più: sono in programma da qualche anno demolizioni e nuovi palazzi che cambieranno definitivamente (e già stanno cambiando) l’aspetto di questo quartiere, e forse anche la sua atmosfera bohemienne. Meglio affrettarsi!

Come andare a Shimokitazawa

La stazione di Shimokitazawa è servita dalla linea Odawara (Odakyu Railways) e dalla linea Keiō Inokashira (Keiō Corporation). Per cui, a seconda del vostro punto di partenza:

  • Da Shinjuku prendete la linea Odakyu Odawara (9 minuti).
  • Da Shibuya prendete la linea Keio Inokashira (6 minuti).
  • Dalla stazione di Tokyo prendete il rapido della linea JR Chuo fino a Shinjuku e da qui la linea Odakyu Odawara (totale, 35 minuti).
HyperDia

Gli orari dei treni in Giappone

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Cosa fare: mappe di Shimokitazawa

Shimokita ha un’atmosfera vibrante e alternativa, ma non è un quartiere turistico, non ancora almeno. Non ci sono hotspot, must see, la cosa più bella e semplice da fare è uscire dalla stazione e perdersi nel reticolo dei suoi vicoli, per lo più chiusi al traffico. Per non perdersi troppo, questa è la mappa dell’area di Shimokitazawa:

I confini della mappa sono approssimativi, non c’è infatti un luogo chiamato ufficialmente Shimokitazawa, né un indirizzo postale, ma solo una stazione con questo nome.

I negozi, non solo vintage

Per gli amanti dell’abbigliamento vintage Shimokita è la destinazione numero uno a Tokyo. Abiti non solo usati, ma anche etnici, fatti a mano, ricercati che talvolta hanno costi elevati; si possono trovare occasioni, abiti usati a basso prezzo, ma anche capi di seconda mano davvero unici.

Cotton Takano
Cotton Takano, negozio di vestiti etnici – Photo by Alessio Pellegrini CC BY 2.0

Ci sono negozi di abbigliamento vintage in quasi tutte le strade e nei vicoli vicino alla stazione. Alcuni sono più vistosi e mirati agli hipster, ma l’assortimento di stili e mode rende lo shopping divertente per tutti. Il Garage Department, conosciuto anche come Toyo Department, è un piccolo centro commerciale di negozi retrò con vestiti vintage, usati e fatti a mano, situato appena fuori dall’uscita lato sud della stazione.

Molti giovani giapponesi prendono molto sul serio le scarpe e Shimokita ha un gran numero di negozi di calzature, sia vintage che nuove, con attenzione allo stile e ai brand di nicchia più ricercati.

Quello che più caratterizza questo quartiere è la presenza di tanti negozi indipendenti, ma non deve mancare una sosta al Village Vanguard. È un brand con negozi di libri, goodies, souvenir curiosi e persino hamburger, con diversi punti vendita in Giappone, ma quello più rappresentativo è a Shimokita. Qui ci sono libri, ma anche zaini, manga, magliette, giocattoli strani, pubblicazioni mainstream, ricercate e bizzarre e oggetti che possono accontentare tutti i gusti. Cuscini a forma di bottiglie di sakè, tazze dal gusto discutibile, piatti a forma di latrina giapponese, cable bite per gli appassionati di Dragon Ball e Pokémon, gli immancabili unko goods e gli oggetti per i kumaholic (amanti degli orsacchiotti). Un tappa obbligata, con tante idee carine e originali per souvenir da regalare agli appassionati di manga e anime giapponesi.

Village Vanguard

  • Negozio di libri, gadget, oggetti curiosi, souvenir
  • Nome in giapponese: ヴィレッジヴァンガード
  • Indirizzo: Giappone, 〒155-0031 Tokyo, Setagaya City, Kitazawa, 2 Chome−10−15 マルシェ下北沢1F  
  • Aperto tutti i giorni, dalle 10 alle 24
  • Internet: https://www.village-v.co.jp/

I caffè e i ristoranti (mappa)

Un tempo noto per lo più per i suoi piccoli club, i locali blues, i cinema e la scena teatrale, Shimokitazawa è oggi conosciuto per i suoi negozi specializzati, ma anche per i suoi caffè e ristoranti ricercati. Ricercati nel cibo, nello stile, nel tipo di relazione con il cliente. Anche in questo quartiere ci sono qua e là punti vendita di grandi catene, ma la scena è dominata dai piccoli ristoratori.

Jelly Jelly Cafe
Jelly Jelly Cafe Shimokitazawa, per bere e divertirsi con i giochi da tavolo – Photo by Alessio Pellegrini CC BY 2.0

L’atmosfera vintage e indipendente si ritrova anche nei suoi ristoranti e caffè: una miscela di eccentrico, tradizionale, internazionale, rilassato, vibrante e artigianale. Qui sotto una mappa con caffè, ristoranti e negozi di moda di Shimokita:


Shimokitazawa

Dove mangiare

La mappa sopra è un elenco di ottimi ristoranti e negozi, qui segnalo un paio di locali testati personalmente e che mi sento di raccomandare. Uno è il Magic Spice, un viaggio nel gusto che unisce il cibo e le spezie dell’Hokkaido con la cultura e i sapori di India, Nepal e Indonesia. Si possono scegliere sette livelli di piccante − Awakening, Meditation, Ecstasy, Nirvana, Paradise, Raputa, Aum air – e in parte i piatti possono essere creati e personalizzati. Il risultato è stato per me un’esperienza sensoriale, una zuppa di curry ricchissima di verdure saporite, spezie non aggressive (a patto di non andare oltre il Meditation), cura nei piatti e camerieri gentili. A quel prezzo, impossibile chiedere di più.

In Giappone l’hamburger è un piatto più diffuso di quello che si potrebbe pensare e se la città degli hanbaagu è spesso considerata Sasebo (al sud, Kyushu, nei pressi di Nagasaki) in Shimokitazawa si trovano hamburger gustosissimi e originali in stile giapponese. Al Village Vanguard Diner preparano deliziosi hamburger con avocado (molto usato in Giappone), un delizioso wasabi, peperoncino, alga nori, una salsa di colore rosa e insalata, accompagnato da ottime patate. L’hamburger più buono e gustoso che ho mai mangiato, il tutto preparato con tanta cura all’interno di un locale dallo stile vintage, 100% Shimokita experience.


Il tour dei luoghi di Moshi Moshi (mappa)

A volte per capire e amare a fondo un luogo il modo migliore è leggere un romanzo. Moshi Moshi di Banana Yoshimoto è un libro ambientato a Shimokita e ha la capacità di fare entrare in circolo nel proprio corpo l’atmosfera del quartiere più originale di Tokyo. Senza pesanti descrizioni, ma semplicemente raccontando le emozioni e le vicende dei personaggi, ambientate quasi interamente a Shimokitazawa. A differenza di altri libri della scrittrice, in Moshi Moshi tanti dei luoghi citati sono reali. In questa mappa ho raccolto tutti (o quasi) i locali che i protagonisti frequentano o di cui semplicemente parlano (contattateci se ne avete altri da segnalare):

Banana Yoshimoto ha vissuto per molti anni a Shimokitazawa e Moshi Moshi è una sorta di dichiarazione d’amore per questo posto. La storia trasmette le atmosfere e il ritmo di vita del quartiere e il tour dei locali di Moshi Moshi può essere un modo originale per visitarlo, apprezzare più a fondo il romanzo e conoscere il luogo attraverso l’occhio – attento ed emozionale – della scrittrice. Tra i luoghi del romanzo inseriti nella mappa, mi piace ricordare il pub ristorante mother’s RUIN (con i mosaici alla Gaudí e il lucertolone sul soffitto), il caffè Moldive (uno dei più storici e famoso per il suo café au lait) e il Village Vanguard.

Moldive cafe
Moldive cafe – Photo by Alessio Pellegrini CC BY 2.0

Innamorarsi

Innamorarsi può essere assai complicato, ma sicuramente ci si può innamorare di Shimokitazawa. Non ha la bellezza dei luoghi più scenografici, né l’opulenza di quartieri ricchi come Ginza, ma è il posto giusto per lasciarsi andare. Lo racconta bene Banana Yoshimoto in Moshi Moshi:

Nasceva un sentimento senza fare rumore, senza che noi fossimo ancora andati a letto insieme, proprio come due compagni di classe, come gli innamorati delle telenovele coreane. Sembrava che il quartiere ci stesse insegnando l’importanza di non avere fretta. Mentre ovunque, nel resto del Giappone, ci si sentiva dire solamente:”Sbrigati!”.Lì, almeno, potevo prendermela con calma, potevo disperarmi, intristirmi, lasciarmi andare.


Storia (curiosità) e futuro di Shimokitazawa

Se guardiamo una mappa di Tokyo anteriore agli anni ’20 del XX secolo, scopriamo che l’attuale area di Shimokitazawa (nella mappa, a ovest della stazione di Shibuya, cerchiata in rosso) era un villaggio rurale circondato da campi di riso, attraversato dal fiume Kitazawa.

Vecchia mappa di Tokyo
Mappa di Tokyo del 1906. In rosso è cerchiata la stazione di Shibuya, Shimokitazawa si trova a ovest, un’area all’epoca non urbanizzata – Mappa di pubblico dominio, provided by Harvard University https://iiif.lib.harvard.edu/manifests/view/ids:8784116

Il grande terremoto del Kanto del 1923 trasformò Shimokitazawa in un distretto urbano, con migliaia di sfollati che vi si trasferirono dalla parte orientale di Tokyo. Nel 1927 fu ultimata la stazione di Shimokitazawa, che divenne il nuovo centro del quartiere e contribuì a urbanizzare ulteriormente l’area. La popolazione aumentò e diventò un vero e proprio centro residenziale.

Shimokitazawa è stata risparmiata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, le sue strade hanno così conservato le dimensioni e le forme di un’era in cui le automobili erano merce rara. Strade strette, vicoli ciechi e assenza di parcheggi caratterizzano ancora oggi la cittadella, in molte aree chiusa al traffico. Non solo: essere risparmiato dalle bombe ha permesso al quartiere di diventare un centro del mercato nero del dopoguerra, dando impulso ai commerci. Una mentalità commerciale e imprenditoriale che in qualche modo si è conservata fino ad oggi e ha dato vita ai numerosi negozi di abiti vintage e di oggetti di seconda mano.

Antique Life Jin II, oggetti di seconda mano
Antique Life Jin II, oggetti di seconda mano – Photo by Alessio Pellegrini CC BY-NC-ND 2.0

Nei decenni successivi i negozi e le attività regolari hanno preso il posto del mercato nero e dagli anni ’70, il quartiere si è guadagnato la reputazione di area accessibile, economica e centrale per i giovani. Oltre ai negozi, sono nati locali, club, cinema e si sono formate comunità costruite intorno a passioni comuni e interessi e che hanno animato la cittadella fino a oggi.

下北沢CLUB Que
下北沢CLUB Que, aperto nel 1994 – Photo by Alessio Pellegrini CC BY 2.0

Un luogo speciale con un’anima ben definita, un sogno che rischia però di scomparire. Da anni è in progetto la costruzione di nuovi edifici e addirittura di un’autostrada, con il rischio che Shimokitazawa perda il suo aspetto e i suoi ritmi da villaggio alternativo, slow, ricco di negozi indipendenti per fare spazio alle solite grandi catene. Ci sono lavori in corso intorno alla stazione, Banana Yoshimoto parla di demolizioni già in Moshi Moshi:

Pare che demoliranno tutto qui, dobbiamo chiudere entro la fine dell’anno”. […] “Che fine farà il ristorante? E io?

Si tratta del ristorante Les Liens, che anche nella realtà è stato chiuso dopo che l’edificio che lo ospitava è stato demolito per costruirvi un parcheggio. Qualche anno fa è stato abbattuto anche lo Shimokitazawa Old Market, dove un tempo c’era il mercato nero. Qui un video del 2010 precedente alla demolizione:

Il rischio è che si perda l’autenticità del luogo, il suo groviglio di vicoli e negozi che continua ad attirare giovani, artisti, letterati, professionisti, ma anche curiosi e qualche turista. Trovo belle e appropriate le parole di Banana Yoshimoto, una sorta di preghiera e ringraziamento per Shimokitazawa:

Aveva ragione Fuzjko: a prima vista è un posto caotico, disordinato e brutto, ma osservandolo meglio si capisce che disegna un motivo meraviglioso. Uno scenario di infinita bellezza.

Come un’edera intrecciata alla somma inconsapevole dei desideri, le brutture, le miserie, l’amore, la straordinarietà, i sorrisi e la ricchezza della gente. Se pure un’accetta dovesse tagliarla, se pure dovesse bruciare, niente potrebbe portare via ciò che rimane nel cuore di queste persone, neanche il tempo in cui vivono. Nessuno può far loro del male.

Adesso anch’io ne facevo parte, e attraverso di me ne faceva parte mio padre.

Era stato Shimokitazawa a insegnarmelo, avvolgendomi in un morbido abbraccio e offrendomi riparo. Grazie. Se pure dovessi cambiare aspetto, continua ostinatamente a fiorire, resta per sempre qui…

Note

1 AA. VV., The Passenger – Giappone, Iperborea, 2018

2 Banana Yoshimoto, Moshi moshi, Feltrinelli, 2012

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