Ho avuto l’idea di scrivere questo pezzo sui romanzi psicologici dopo aver letto Le lacrime di Nietzsche, che occupa per più motivi il primo posto di questa lista. E spulciando poi tra la mia libreria per trovare materiale per l’articolo, mi sono accorto che i romanzi psicologici sono anche tra quelli che mi sono rimasti più in mente.
Ho belle e profonde memorie anche di libri e saggi di altri generi, ma il romanzo psicologico ha evidentemente la capacità di toccare più nel profondo. Scaviamo in noi stessi leggendo Le lacrime di Nietzsche; sentiamo una profonda vicinanza ai protagonisti di Stoner, Fiori per Algernon e Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?; proviamo inquietudine di fronte alla trama e alle immagini di un thriller psicologico come Strani disegni.
I romanzi psicologici, siano essi contemporanei, classici, o thriller, emozionano, fanno riflettere e toccano nel profondo, per restare con noi per molto tempo. Per questo condivido volentieri con voi i titoli qui sotto, che ho letto e apprezzato. Buona lettura.
Le lacrime di Nietzsche, di Irvin D. Yalom
Le lacrime di Nietzsche è uno degli esempi più riusciti di romanzo psicologico contemporaneo. Irvin D. Yalom, scrittore e psicoterapeuta, ha creato un’opera profonda che si legge d’un fiato, in cui si intrecciano narrativa, storia, filosofia e psicologia clinica.
Siamo nella Vienna del 1882, culla della psicologia nascente. Attingendo a personaggi e fatto storici, Yalom immagina che Josef Breuer, medico pioniere della psicanalisi, e il filosofo Friedrich Nietzsche si incontrino e nasca tra loro un fitto dialogo che diventerà una sorta di scambio terapeutico. Breuer e Nietzsche non sono i soli personaggi storici che popolano il romanzo: fanno la loro comparsa, tra gli altri, Lou Salomé – donna che ha spezzato il cuore a Nietzsche – e Sigmund Freud, che fu effettivamente allievo di Breuer.
Il risultato è un capolavoro del romanzo psicologico, in cui Yalom è abilissimo nel trasformare concetti psicologici e filosofici in un’esperienza narrativa avvincente. L’evoluzione psicologica dei personaggi è particolarmente interessante, resa vivace da dialoghi brillanti ricchi di tensione emotiva. Un romanzo di rara intensità, che vi consiglio senza alcun dubbio.
Le lacrime di Nietzsche
Irvin D. Yalom

Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?, di Johan Harstad
Mattias è uno di quei personaggi che restano a lungo nel cuore. Mentre segui la sua storia gli sei talmente vicino che tanti anni dopo aver letto Che ne è stato di te, Buzz Aldrin? ti chiedi che cosa ne è stato di lui, Mattias, e ti viene voglia di riprendere il libro.
Mattias è un introverso, ossessionato dalla figura di Buzz Aldrin, il secondo uomo ad aver messo piede sulla Luna, il numero due per eccellenza. Il nostro Mattias, seguendo le sue orme, non vuole primeggiare e preferisce stare nell’ombra. Ha una bella voce che gli consentirebbe di essere il leader di una band di amici, ma lui rifiuta e trova la sua dimensione lavorando in un vivaio.
Ben presto il fragile equilibrio della vita del protagonista si spezza, si perderà lungo il suo cammino e prenderà una nuova direzione. Buon viaggio, Mattias.
Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?
Johan Harstad

Stoner, di John Williams
Quando anni fa mi immersi nella lettura di Stoner, credo di aver letto da qualche parte che veniva considerato come uno dei romanzi più pacati, e allo stesso tempo più psicologicamente profondi del XX secolo. Non so se lo si può ancora definire tale, ma tra i miei libri occupa senza dubbio un posto speciale. Stoner ha un carattere assai diverso dal Mattias di Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?, ma come lui è uno dei quei personaggi che suscitano affetto, vicinanza, cui temi possa succedere qualcosa, per i quali fai sempre il tifo e auguri ogni meglio.
Ci si sente vicini a Stoner non solo per la tipologia di personaggio, ma anche perché Williams ci fa entrare in contatto diretto con le sue emozioni, la sua intimità. Il tutto con una prosa sobria, quasi silenziosa, che rispecchia l’animo del protagonista. I conflitti interiori di Stoner, tra ambizione e rassegnazione, idealismo e concretezza, emergono con forza e discrezione tra le righe, senza sensazionalismi. Stoner è il romanzo psicologico nella sua forma più pura, guidato da un personaggio grigio come la copertina della sua prima edizione, eppure in grado di trascinarci nella lettura, emozionarci e farci sentire vicini a lui.
Stoner
John Williams

Le origini del male, di You-jeong Jeong
Mi sveglio con l’odore del sangue. È così intenso che mi sembra di sentirlo con tutto il corpo, non soltanto con le narici.
Inizia così il primo capitolo de Le origini del male, della scrittrice sudcoreana You-jeong Jeong. Siamo catapultati nel mezzo degli eventi e nella mente del protagonista – il ventiseienne Yu-jin – da cui però affiorano pochi ricordi. Scopriamo presto degli psicofarmaci e che qualcosa di inquietante è accaduto, anche perché il prologo, che precede il primo capitolo, ci porta nell’infanzia del protagonista, a un evento in cui è presente anche il fratello Yu-min, di cui si scoprirà che:
Yu-min era più bello e intelligente, ne era convinta anche mamma. A scuola aveva sempre avuto il carisma del capo, era circondato da seguaci e ammiratori spassionati. Io invece ero un solitario. Non avevo bisogno di compagni di giochi; ero abituato a giocare da solo.
Ci sono le premesse (e la promessa) per un grande romanzo psicologico, promessa che viene realizzata se ci concentriamo proprio sugli aspetti psicologici. La cosa che più intriga del libro è infatti scoprire la mente del protagonista ed entrare in contatto con le nostre reazioni: che cosa proviamo, dalla parte di chi stiamo (se questo avviene), che cosa speriamo – lasciando più in sottofondo l’aspetto thriller, secondo me secondario. Leggetelo e forse scoprirete qualcosa di voi stessi.
Le origini del male
You-jeong Jeong

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La coscienza di Zeno, di Italo Svevo
La coscienza di Zeno è uno di quei libri che di solito ci tocca leggere a scuola e di cui, più che apprezzare la dimensione di romanzo psicologico, subiamo la natura di compito assegnato. Magari come lettura dell’estate, periodo in cui sentivamo il bisogno di svagarci, più che di concentrarci in letture impegnative. Sì perché La coscienza di Zeno, se da un lato si presenta con una trama semplice da seguire, invita a riflettere su noi stessi. Quello che accade a Zeno è anche parte di ognuno di noi: i tanti buoni propositi regolarmente disattesi, gli autorimproveri che ne seguono, fino alla sensazione di subire gli eventi, o di avere al proprio interno più persone:
In me – secondo lui – nel corso degli anni erano andate a formarsi due persone di cui una comandava e l’altra non era altro che uno schiavo il quale, non appena la sorveglianza diminuiva, contravveniva alla volontà del padrone per amore della libertà.
Se avete già letto La coscienza di Zeno negli anni di scuola, riprenderlo adesso potrebbe essere un’ottima idea, da mettere nella lista dei prossimi buoni propositi.
La coscienza di Zeno
Italo Svevo

Fiori per Algernon, di Daniel Keyes
Fiori per Algernon lo si trova spesso tra gli scaffali di fantascienza, ma siamo in realtà di fronte a un grande romanzo psicologico. La parte fantascientifica è la cura sperimentale a cui si sottopone Charlie, un uomo con disabilità intellettiva che spera di aumentare il suo quoziente di intelligenza. Cura a cui è già stato sottoposto Algernon, un topo di laboratorio che riesce in questo modo a risolvere problemi complessi.
La parte psicologica è invece il filo conduttore del romanzo. I diari di Charlie, le riflessioni iniziali sulla sua condizione iniziale di disabile. Il rapporto che sviluppa con il topolino Algernon, con cui condivide il destino e chissà, pensieri ed emozioni. E poi la trasformazione interiore di Charlie: maggiore intelligenza, ma anche consapevolezza della propria condizione, scoperta di paure e fragilità.
Un libro toccante e commovente come pochi, un bellissimo romanzo psicologico del XX secolo.
Fiori per Algernon
Daniel Keyes

I racconti, di John Cheever
Se invece di immergervi in un romanzo psicologico, avete bisogno dell’immediatezza e dell’acume di un racconto, ecco che giunge in soccorso John Cheever. Per anni collaboratore del The New Yorker, è stato indiscusso maestro del racconto e narratore del disagio psicologico suburbano. I suoi racconti sono quasi sempre ambientati in città della costa est, da New York al Connecticut, dove emergono storie di persone normali, spesso borghesi e, se non proprio benestanti, con vite ordinate e ordinarie.
La normalità dei personaggi creati da John Cheever, così come la sua scrittura dal tono pacato e quasi ottocentesco, sono la cornice rassicurante in cui emergono nevrosi suburbane. I protagonisti dei racconti di Cheever spesso hanno tutto, o almeno quanto basta, eppure sono vulnerabili, mentono, si nascondono, giudicano, si nutrono di fantasie o speranze assurde per fuggire la realtà.
Se ti piacciono i romanzi psicologici, Cheever ti mostra che per esplorare la profondità umana o la follia può bastare raccontare una famiglia americana media. Psicologia pura, servita con ghiaccio e una fetta di limone.
I racconti
John Cheever

Strani disegni, di Uketsu
Strani disegni è stato uno dei casi editoriali del 2025 e, come spesso accade, bisogna vedere se l’opera reggerà al tempo. Senza dubbio, non difetta di originalità. I disegni che danno il titolo al libro sono stati realizzati dall’autore e compaiono via via nel romanzo: situazioni tranquille e persone sorridenti, ma dietro cui si avverte un’inquietudine nascosta e viva, come in quei sogni notturni in cui una scena serena è vissuta con angoscia.
La dimensione psicologica di Strani disegni non segue i canoni classici dell’approfondimento dei singoli personaggi, avvicinandosi di più al thriller psicologico. Traumi e ricordi nascosti, stati mentali e sofferenze represse emergono con le azioni, gli eventi e naturalmente con i disegni – non completamente rivelatori se non quando il puzzle è completato, eppure centrali nel delineare un contesto psicologico di minaccia, se non di follia oscura e latente, pronta ad avvolgerti.
Forse uno dei limiti di romanzo giapponese è la semplicità eccessiva del linguaggio, eppure anche questo aspetto aiuta a definire un quadro in cui la normalità di vite semplici, ordinate e nascoste nella loro routine, si reggono in realtà su trame fragili pronte a esplodere.
Strani disegni
Uketsu

Il morbo di Haggard, di Patrick McGrath
Patrick McGrath è uno degli autori più affermati del genere romanzo psicologico, con titoli come Follia, Spider e Grottesco. Ne Il morbo di Haggard, lo scrittore si concentra sull’esplorazione della psiche di un medico, Edward Haggard, ossessionato da un amore tormentato:
Non avevo mai immaginato di poter incontrare un giorno la mia donna del destino e scoprirla sposata con un altro… e non uno qualunque […]
McGrath utilizza una narrazione intensa e introspettiva, restituendoci una storia composta da personaggi umani e fragili, sicuramente non eroi e per questo più vicini al lettore. Alle vicende fa da sfondo l’epoca tra la fine degli anni ‘30 e l’inizio degli anni ‘40 del Novecento, con il Terzo Reich e la guerra incombente che amplificano il senso di smarrimento e la perdita di controllo del dottor Haggard.
Il morbo di Haggard
Patrick McGrath

Redenzione immorale, di Philip K. Dick
L’irrisione, tutto quello che hai fatto. Tu stavi semplicemente cercando di ristabilire un equilibrio in un mondo squilibrato. Ed è qualcosa che non puoi ammettere nemmeno con te stesso. In superficie, tu credi nel Rimor. Ma nel profondo si annida quella massa confusa, quel nocciolo irriducibile, che ghigna e ride e inventa scherzi.
Redenzione immorale è uno dei primi romanzi di Philip Dick, autore noto per le sue distopie fantascientifiche, ma anche per la sua esplorazione, in molti suoi lavori, della psiche umana nei suoi conflitti con la società. Il protagonista di Redenzione immorale, Allen Purcell, vive in un mondo ipercontrollato dove la moralità è imposta dall’alto e da qui si dirama ai livelli più bassi della società, dai luoghi di lavoro fino alla vita condominiale.
La narrazione segue molto da vicino il percorso mentale di Purcell che, come suggerisce il titolo originale – The man who japed – si troverà di fronte agli scherzi di un io ribelle. Come altre opere dickiane, rimane fortemente ancorato al genere fantascientifico e satirico; e sebbene l’elemento psicologico non sia predominante come in altri lavori (per esempio Ubik), siamo di fronte a un curioso esempio di intersezione tra fantascienza e romanzo psicologico.
Redenzione immorale
Philip K. Dick







