Perché visitare la Mer de Glace

Rispetto al Settecento, quando fu scoperta, visitare oggi la Mer de Glace è cosa piuttosto semplice. Potete scegliere tra automobile e autobus, oppure, se provenite dalla Svizzera o dalla Francia a queste opzioni si aggiunge anche il treno. La cittadina di Chamonix-Mont-Blanc, da cui in venti minuti un trenino a cremagliera porta alla Mer de Glace, è un rinomato centro turistico capace di attrarre visitatori in ogni stagione dell’anno. Nel mio caso il tragitto in autobus da Torino, poco meno di quattro ore via Flixbus, è stato economico, sicuro e confortevole: come si addice a un viaggio verso una qualunque destinazione europea. Così, senza intoppi o ritardi, ci vuole anche un pizzico di fortuna, sono arrivato a Chamonix quando ormai il sole scompariva dietro la cima del Col du Brévent.

Che non sia proprio una terra incognita, sconosciuta e lontana dalla civiltà è cosa evidente; quello che è meno evidente e che non può essere compreso se non con una visita alla Mer de Glace, è la meravigliosa sensazione di trovarsi, una volta raggiunta la terrazza panoramica del Montenvers, di fronte a uno dei più grandiosi spettacoli naturali che il paesaggio alpino è in grado di offrire. Grandiosità a cui si aggiunge la consapevolezza che il terzo ghiacciaio più esteso delle Alpi si sta lentamente ritirando.


Un processo evidente sia dal confronto con le immagini d’epoca che dalla fin troppo eloquente testimonianza offerta dai cartelli che segnalano il livello raggiunto dalla mer de Glace nel corso degli anni. Inutile girarci intorno: è un triste rincorrere questo.

Iniziamo dal 1820, nella parte più alta del percorso, a poca distanza dal punto in cui è stata costruita la funivia e concludiamo la nostra discesa, nel tempo e nello spazio, decine di metri più in basso dove oggi si trova, dopo circa 400 gradini, la famosa grotta di ghiaccio.

È questa la doppia natura della terra incognita in cui mi sono avventurato. Fatta di stupore e meraviglia, certo, ma anche di una profonda tristezza; perché, in tutta franchezza, l’invito a visitare la mer de Glace non può prescindere, oggi, da una riflessione sulle condizioni del ghiacciaio, nel più ampio contesto del surriscaldamento climatico: consapevolezza necessaria, questa, per capire appieno ciò che abbiamo davanti quando, dalla terrazza del Montenvers, guardiamo in basso verso gli oltre dieci chilometri del ghiacciaio.

Ma cominciamo dall’inizio e da come due gentiluomini inglesi scoprirono la mer de Glace.

Mer de Glace: la “scoperta”

Nell’estate del 1741 il giovane gentiluomo inglese William Windham stava trascorrendo le sue vacanze nella civile Ginevra tra gli ozi e gli agi che si addicevano a un rampollo della nobiltà britannica: strano a dirsi, ma si stava annoiando da morire. Fu l’arrivo di un altro inglese, tale Richard Pococke, a dare uno slancio improvviso a un soggiorno altrimenti piatto e senza attrattive; fatta eccezione per le scorrerie notturne del Windham tra risse e sbevazzate all’osteria. I due misero su un’impresa avventurosa e azzardata che si concretizzò, in breve tempo, nella decisione di esplorare quegli oggetti sconosciuti, terre incognite che all’epoca erano i ghiacciai della Savoia. L’idea riscosse talmente tanto successo che ai due giovani esploratori si aggregarono altri cinque connazionali.

Il manipolo di inglesi era ben equipaggiato sia di contanti che di curiosità; oltre a un nutrito drappello di domestici che con molta probabilità maledissero, per tutto il viaggio da Ginevra a Chamonix, l’intraprendenza giovanile dei loro padroni.

La carovana raggiunse la valle di Chamonix il 20 giugno del 1741. All’epoca, le lingue di ghiaccio scendevano dalle montagne fino al fondo della valle. Meravigliose e temibili al tempo stesso.

Non contenti di ammirare un simile spettacolo dal basso e decisi a soddisfare a qualunque costo la loro curiosità ingaggiarono tre cacciatori locali come guide e il 22 giugno cominciarono la salita.

Quello che si presentò loro, dopo quattro faticose ore di cammino, fu una meraviglia naturale tale da non poter essere descritta, ma solo evocata.

Una volta a casa William Windham avrebbe scritto per i Proceedings della Royal Society che “The Description which Travellers give of the Seas of Greenland seems to come the nearest to it. You must imagine your Lake put in Agitation by a strong Wind, and frozen all at once, perhaps even that would not produce the fame Appearance.” 1

Immagine suggestiva della Mer de Glace, dipinto di Turner, 1803
Mer de Glace, in the Valley of Chamouni, Switzerland – J. M. W. Turner, 1803 [Public domain], via Wikimedia Commons

È da questa suggestiva immagine che sarebbe nata la Mer de Glace. Un’immagine così potente ed evocativa da essere ripresa, vent’anni dopo, dal primo glaciologo europeo, Horace-Bénédicte de Saussure che avrebbe, nel 1760, descritto il ghiacciaio della valle di Chamonix come un mare gelato all’improvviso. La notizia della scoperta, di quella che di lì in avanti sarebbe stata conosciuta come la Mer de Glace, si diffuse in breve tempo in tutta Europa e l’avventura di William Windham & Co. avrebbe dato avvio a un nuovo e meraviglioso tipo di turismo: quello dei ghiacciai.

Hic sunt dracones2, ovvero: come affrontare un drago

Così eccomi qua a osservare dalla Micro Brasserie di Chamonix-Mont-Blanc il paesaggio della valle con una birra sul tavolo (un pinta di chiara artigianale viene via a 6 euro). Circondato da turisti inglesi, come un tempo, attrezzati di tutto punto e pronti a scalare montagne, attraversare ghiacciai, percorrere i sentieri che conducono alla Mer de Glace senza preoccuparsi troppo di draghi o spiriti maligni.

draghi temibili con la vista acutissima,
capaci di congelare in un istante pascoli, armenti e
gli idioti che si avventuravano da quelle parti


H.G. Willink "Wilderwurm Gletscher"
H.G. Willink “Wilderwurm Gletscher”

La montagna è stata addomesticata, anche se, sempre più spesso ci ricorda di quanto sia selvaggia e imprevedibile; senz’altro resa più comoda e accessibile. Un processo iniziato da quell’estate del 1741 quando il drappello di inglesi decise di avventurarsi in quel territorio maudit che era il ghiacciaio di Chamonix, per il quale gli abitanti del posto nutrivano un timoroso rispetto, nelle giornate buone o un profondo terrore in quelle meno buone.

La ragione? Dal XIV secolo i ghiacciai non avevano mai smesso di avanzare. Divoravano terreni fertili, congelavano i pascoli, e quando i seracchi precipitavano a valle, bloccando il corso dei fiumi, si portavano via interi villaggi. Non si andava da quelle parti a farci scampagnate, ma la gente, se poteva, ne stava alla larga.

Così per secoli la mer de Glace è stata un oggetto naturale da osservare a distanza e che l’immaginazione locale ha popolato di draghi temibili con la vista acutissima, capaci di congelare in un istante pascoli, armenti e gli idioti che si avventuravano da quelle parti. La faccenda era presa così tanto sul serio che perfino un eminente studioso della Royal Society, tale Jakob Scheuchzer, stilò3 nel 1723 un elenco di tutte le specie di mostri, perlopiù draghi, che popolavano i ghiacciai alpini.


Gli abitanti della valle di Chamonix, che dell’elenco dello Scheuchzer non sapevano che farsene, preferivano affidarsi a sistemi più collaudati come gli esorcismi o conforti spirituali come le visite pastorali.

Ci volle del tempo perché la piena dell’Illuminismo raggiungesse le valli della Savoia e nel frattempo… .

Nel 1644 gli abitanti di Chamonix si rivolsero a Monsignor Charles de Sales perché praticasse un esorcismo al Glacier des Bois, che rischiava di precipitare sul fiume Arve, mentre nell’ottobre del 1664 e nell’agosto del 1669 toccò ai ghiacciai dell’Argentière, del Tour e dei Bossons. E tra i più invasivi, pericolosi e forieri di disastri troviamo la mer de Glace, tanto che proprio attorno alle sue lingue di ghiaccio si sono sviluppate leggende di mostri e draghi, capaci in una sola notte di divorare interi villaggi. Capirete che, quando Windham e compagni arrivarono nella valle di Chamonix con l’intenzione di compiere il loro tour del ghiacciaio, non è che la gente del posto facesse la fila per soddisfare la loro richiesta.

Ma le cose stavano lentamente cambiando e quanto nel corso dei secoli la relazione tra l’uomo e la Mer de Glace si sarebbe trasformata lo vedremo tra poco. 

Visitare la Mer de Glace in compagnia di Frankenstein, Goethe e Chateaubriand

L’attività promozionale del Windham a favore della Mer de Glace, una meraviglia naturale di incomparabile e indescrivibile bellezza, ebbe come effetto quello di spingere altri suoi connazionali e non a intraprendere il viaggio, tutt’altro che facile all’epoca, verso la valle di Chamonix e poi su in direzione del ghiacciaio savoiardo. L’interesse esterno nei confronti di quello che fino a qualche decennio prima era stato un territorio maudit, non sfuggì agli abitanti del posto: nel 1760 apre a Chamonix il primo albergo, l’Hôtel  de la Ville de Londres. Nome che suggerisce una non trascurabile consapevolezza nei confronti del target di riferimento.

gli esorcismi e la paura lasciano poco a poco
spazio alla curiosità
e a una nuova relazione tra l’uomo
e la montagna


Nei decenni successivi alla prima visita del Windham seguiranno le esplorazioni del già citato Saussure, del poeta Chateaubriand, del naturalista von Humboldt, dei coniugi Shelley, di lord Byron, Goethe, Victor Hugo e Alexandre Dumas. Sembra che tutti gli intellettuali del tempo abbiano voluto vedere la Mer de Glace: Charles Dickens, Théophile Gautier, Madame de Staël e Louis de Fontaines, così come George Sand e Franz Liszt.

Mer de Glace 1902 - 1904
Mer de Glace tra il 1902 e il 1904 – Zentralbibliothek Zürich [Public domain], via Wikimedia Commons

La montagna con i suoi ghiacciai che ancora suscitano sentimenti alterni di meraviglia, orrore e stupore si apre al turismo; gli esorcismi e la paura lasciano poco a poco spazio alla curiosità e a una nuova relazione tra l’uomo e la montagna. È dell’8 agosto del 1786 la prima ascensione del Monte Bianco da parte di Jaques Balmat (cercatore di cristalli) e Michel Gabriel Paccard (medico). Gli spazi verticali si ridefiniscono anche in funzione di una fonte alternativa di reddito rappresentata dal sempre maggior afflusso di visitatori che vogliono ammirare il mare di ghiaccio di Chamonix.

Dove si trova e come arrivare alla Mer de Glace

Il trenino dei ghiacciai: la ferrovia Chamonix – Montenvers

Il punto di partenza di un percorso di trekking o per i più pigri a bordo del trenino a cremagliera, in direzione del ghiacciaio della Mer de Glace è la località di Chamonix-Mont-Blanc. Per facilitare la visualizzazione dell’itinerario ho inserito nella mappa in basso la stazione di partenza, foto del paesaggio, punto di arrivo (Montenvers) e altre informazioni che potrebbero tornarvi utili nella pianificazione del vostro viaggio.



Alcuni consigli pratici:

  • salite a bordo della prima corsa del treno per evitare la folla di turisti;
  • all’andata sedetevi nella fila di sinistra (lato biglietteria), in questo modo avrete la possibilità di scattare belle foto della valle;
  • prendete in stazione la guida Le Montenvers, ècrin de la mer de Glace: è gratuita e ricca di informazioni storiche sul ghiacciaio;
  • il biglietto ferroviario include l’accesso alla funivia, alla grotta di ghiaccio e a quella dei cristalli.


Il trenino a cremagliera Chamonix-Montenvers parte da un’apposita stazione situata al centro della città: Chemin de fer du Montenvers. Impiega venti minuti inerpicandosi lungo una ferrovia storica inaugurata il 9 agosto del 1909. Inizialmente mosso a vapore il trenino dei ghiacciai è oggi alimentato da una linea elettrica. Nelle sale della stazione potete ammirare, nell’attesa della partenza, foto d’epoca che ritraggono i vari momenti della costruzione dello chemin de fer. Nota curiosa: la maggior parte degli operai impiegati in questa storica impresa proveniva dal versante italiano del Monte Bianco.

La stazione di arrivo è quella di Montenvers a 1.913 metri di altitudine (non ci sono fermate intermedie) e una volta usciti vi trovate direttamente sulla terrazza panoramica che dà sulla Mer de Glace. Qui potete prendere un caffè, fare colazione nel bar/ristorante, dare un’occhiata ai souvenir dello shop, oppure puntare direttamente alla funivia che conduce alla grotta di ghiaccio.

Discesa in funivia alla Mer de Glace

Consiglio di approfittare della funivia durante la risalita e seguire invece il sentiero ben segnalato che dal bar/ristorante scende verso la grotta di ghiaccio. In questo modo avrete la possibilità, compiendo una breve deviazione dal percorso principale, di vedere gli escursionisti in procinto di scendere la via ferrata che porta al ghiacciaio della Mer de Glace. Non scendete la via ferrata senza le apposite attrezzature e senza l’accompagnamento di una guida: ne andrebbe della vostra sicurezza.

Funivia Mer de Glace
Funivia Mer de Glace

Il sentiero principale conduce, dopo una facile discesa, ai primi gradini che anno dopo anno sono stati aggiunti, rincorrendo il ritiro del ghiacciaio iniziato e mai più arrestatosi a partire dal 1860. Mano a mano che scendete noterete le targhe che segnalano il ritiro del ghiacciaio. In basso la Mer de Glace, in parte coperto da detriti rocciosi, ma sempre più visibile, ancora oggi imponente e spettacolare. Si notano i seracchi, le spaccature e le tinte azzurrine della parete di ghiaccio.

Gradini, gradini e ancora gradini: l’accesso alla Grotta di Ghiaccio

Quattrocento e più scalini conducono, in una ventina di minuti, alla grotta di ghiaccio. Dobbiamo a tale Georges Claret la costruzione nel 1946 della prima grotta di ghiaccio che anno dopo anno doveva essere riscavata per intero data la naturale mobilità del ghiacciaio. All’interno troverete sale, panche, tavoli e tunnel scavati nel ghiaccio. Un’attrazione che in futuro sarà, con tutta probabilità, solo un ricordo. Il ghiacciaio della mer de Glace si sta lentamente, ma inesorabilmente, ritirando.

Ed è a questo punto che alla consapevolezza di aver visitato una delle meraviglie naturalistiche delle Alpi se ne aggiunge un’altra.

Che fine ha fatto il ghiacciaio? Le condizioni della Mer de Glace

Dalla fine della Piccola era glaciale4, che gli storici del clima fanno iniziare nel XIV secolo e terminare più o meno nel 1850, i ghiacciai non hanno più smesso di ritirarsi. E questo vale per la Mer de Glace e gli altri ghiacciai dell’arco alpino, così come per le immense lande gelate del Parco Nazionale Los Glaciares in Argentina, per il Glacier Bay National Park in Alaska, per i ghiacciai  del Karakorum in Pakistan o per quelli del Caucaso in Georgia.

Il primo inverno: La piccola era glaciale e l’inizio della modernità europea (1570-1700)
Philipp Blom
Versione Kindle e Cartacea

Il primo inverno

Ho citato questi esempi perché parte del progetto5 portato avanti dal fotografo Fabiano Ventura con l’intento di testimoniare, attraverso la comparazione di foto d’epoca e scatti attuali, questo inarrestabile ritiro. Dati, grafici, tabelle, carotaggi e misurazioni sono fondamentali per la ricerca scientifica, ma di fronte a testimonianze visive come quelle presentate da Fabiano Ventura l’evidenza è tale che difficilmente se ne rimane indifferenti. Poi per carità, c’è sempre chi preferisce guardare il dito e non la luna, ma questa è tutta un’altra storia.

Il naturalista chamonardo Venance Payot registrò nel decennio 1860-1870 un ritiro del ghiacciaio della mer de Glace di 12 metri all’anno, un processo che ha portato a un ritiro attuale di oltre 1.200 metri. Oggi lo spessore del ghiacciaio si è ridotto di oltre 140 metri. Un declino inarrestabile di cui ci da testimonianza il giornalista Marcello Rossi in un reportage6 sulla mer de Glace scritto per Internazionale. Le condizioni della mer de Glace, così come degli altri ghiacciai alpini, sono critiche e per quanto la metafora sia banale, stiamo camminando su di un strato di ghiaccio che diventa anno dopo anno sempre più sottile. E alla fine di questo processo non ci ritroveremo in acqua come nei film e tutti giù a ridere, ma col culo per terra.

Per questo ha senso visitare la Mer de Glace, per uscire dalle metafore, percorrendo le passerelle e i gradini che scendono sempre più in basso fino alla grotta di ghiaccio e vedere con i propri occhi come stanno davvero le cose. Un viaggio necessario.

Note

1 William Windham, An account of the glaciers or ice Alps in the Savoy, opera digitalizzata consultabile all’indirizzo: https://www.e-rara.ch/gep_r/content/pageview/21238701?query=Defcription

2 Giovanni Gugg, Elisabetta Dall’Ò, Domenica Borriello. Disasters in popular cultures. Rende,Italy. 2 (1) Il Sileno Edizioni, 2019, Geographies of the Anthropocene, 978-88-943275-3-3.?http://www.ilsileno.it/?. ?hal-02152344?, pagina 202, il pdf è consultabile qui.

3 Jakob Scheuchzer, Itinera per Helvetiae alpinas regiones, opera digitalizzata consultabile all’indirizzo: https://www.e-rara.ch/zuz/content/thumbview/8595634

4 Piccola era glaciale. In Wikipedia. Consultato in settembre 25, 2019, da https://it.wikipedia.org/wiki/Piccola_era_glaciale

5 http://sulletraccedeighiacciai.com/il-progetto/

6 Marcello Rossi, Provate a immaginare il monte Bianco senza neve, in Internazionale,  https://www.internazionale.it/reportage/marcello-rossi/2018/09/05/monte-bianco-cambiamento-climatico

Immagine di copertina: Leo Wehrli [CC BY-SA 4.0], via Wikimedia Commons

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