Terra Incognita parla di viaggio e viaggi, mondo e natura, ma in tempi come questi non si può voltare le spalle alle guerre in corso. Guerre che potrebbero saldarsi, espandersi e travolgerci dopo oltre ottant’anni di pace, seppur relativa. Viaggiare è ancora possibile per molti di noi, non lo è invece per coloro che vivono e sopravvivono in paesi in guerra: non solo per motivi pratici, ma anche perché c’è chi, per obblighi militari attuali o potenziali, non può lasciare il proprio paese. Se l’informazione è frammentaria e spesso non affidabile, i libri sulla guerra, anche di conflitti passati, ci aprono una finestra sul mondo di oggi. Non si può capire a fondo la situazione attuale senza scavare nel passato.
In questa rassegna di libri sulla guerra, che ho letto prima di recensire – con una sola eccezione, come vedrete – ci si può sorprendere di fronte al pragmatismo di un uomo di pace come Tiziano Terzani, o alla “chiamata alle armi” di un grande psicologo come James Hillman. Si viene catapultati nel campo di battaglia in Fuoco e sangue, mentre La sconfitta dell’Occidente analizza in maniera lucida e non ideologica il conflitto in Ucraina. E per rivivere le atmosfere da Belle Époque che hanno portato l’Europa alla prima guerra mondiale, il capolavoro di Stefan Zweig, Il mondo di ieri, è un libro sulla guerra che non può mancare nelle vostre librerie.
Buona lettura, con la speranza di poter vivere in tempi poco interessanti.
Il mondo di ieri, di Stefan Zweig
Ultimamente il nostro tempo viene paragonato a quello che ha preceduto la Grande Guerra (1914-1918). Certi parallelismi diventano ancora più intensi leggendo un capolavoro come Il mondo di ieri. Scritto da Zweig nell’esilio brasiliano tra il 1939 e il 1941, Il mondo di ieri è un’autobiografia che trascende il racconto personale, configurandosi come una preziosissima memoria del tramonto dell’Europa durante la prima metà del XX secolo.
Il racconto inizia nella Vienna fin de siècle, all’apice della sicurezza borghese e della fioritura culturale, città imperiale simbolo di un’Europa in cui un intellettuale ebreo come Zweig può muoversi liberamente tra Parigi, Berlino, Roma e Londra. Eppure, quest’Europa così ricca, aperta e colta si avvicina sempre di più alla guerra e quando questa arriva si diffonde un’ebbrezza bellicista che coinvolge gran parte degli intellettuali dell’epoca.
Zweig resiste a questo patriottismo istantaneo, forte anche della sua posizione al servizio presso l’archivio di guerra austro-ungarico, dove poteva osservare il contrasto tra la propaganda ufficiale e la realtà del conflitto.
La grandezza di Zweig sta nel mostrarci la guerra come fenomeno culturale, annientamento non solo fisico ma anche di sistemi di valori. Un annientamento a cui ha cercato di opporsi fino in fondo, donandoci, prima di soccombere, un atto di resistenza culturale come Il mondo di ieri. Un libro che ho amato come pochi altri.
Il mondo di ieri
Stefan Zweig

Lettere contro la guerra, di Tiziano Terzani
Per mestiere, dinanzi a una verità ufficiale ho sempre cercato di vedere se non ce n’era una alternativa, nei conflitti ho sempre cercato di capire non solo le ragioni di una parte, ma anche quelle dell’altra.
Sono parole scritte da Tiziano Terzani nel gennaio del 2002, a pochi mesi di distanza dall’attacco alle torri gemelle, come introduzione al libro. Un breve scritto cui fanno seguito le lettere contro la guerra scritte già a partire dal 14 settembre, anche in risposta ad articoli di Oriana Fallaci apparsi sulla stampa in quei giorni.
Gli scritti di Terzani sono quelli di un uomo di pace che non seguì l’ondata di odio scatenatasi dopo l’11 settembre, ma anche di un analista lucido e pragmatico, profondo conoscitore delle questioni internazionali che riguardano l’oriente. Pur trascorsi oltre vent’anni, le Lettere sembrano parlare dei conflitti di oggi: cambiano i fronti di guerra, gli uomini al potere, ma le questioni di fondo restano le stesse, per gli Stati Uniti come per l’Europa. Un libro prezioso, attualissimo, frutto delle esperienze di una vita e di viaggi in Afghanistan e in India mentre il conflitto era in corso.
Lettere contro la guerra
Tiziano terzani

Fuoco e sangue, di Ernst Jünger
Il combattimento è una spaventosa misurazione delle industrie e la vittoria è il successo del concorrente che sa lavorare in modo più veloce e spietato. Qui l’epoca da cui discendiamo scopre le sue carte.
Esercito tedesco, fronte occidentale, marzo del 1918. Ernst Jünger, allora sottotenente della Wehrmacht, ci fa il racconto di una battaglia, quella che sarà la prima delle grandi offensive per sfondare le linee alleate. Un racconto in presa diretta, in cui senti il cuore che pulsa, vedi arrivare nuvole di shrapnel sempre più fitte e assisti alla morte del compagno con cui hai parlato pochi secondi prima.
Cronaca, rielaborata dal tempo, di un combattimento. Ma non solo. In Fuoco e sangue, Ernst Jünger ci propone riflessioni come quella che apre la recensione, mostrando una guerra, assai più delle precedenti, dominata dalla tecnica, espressione di strumenti di potenza mai visti in precedenza nella loro mortale efficacia e quantità. Una realtà spietata che fa da contrasto con un’apertura del libro degna della migliore narrativa della natura. A questo proposito, dello stesso autore segnalo Cacce sottili e Trattato del ribelle, ma voglio ricordare anche il suo romanzo capolavoro sulla Grande guerra Nelle tempeste d’acciaio.
Fuoco e sangue
Ernst Jünger

Guerra e pace, di Lev Tolstoj
In questo articolo non poteva mancare Guerra e pace, l’opera monumentale di Tolstoj che trascende i secoli. Si tratta di una lettura che ho fatto diversi anni fa ormai, ma che ha lasciato tracce memorabili. Le lunghezza – sulle 1400 pagine, a seconda dell’edizione – può scoraggiare l’impresa di leggere questo libro, che d’altra parte richiede tempo e attenzione, sia per seguire gli eventi, sia i numerosi personaggi che popolano il romanzo.
D’altra parte, la grandezza di Guerra e pace è, tra le altre, quella di delineare personaggi memorabili come il principe Andrej, l’idealista Pierre Bezuchov e la vivace Natascha Rostova, ma anche di restituirci personaggi storici come Napoleone e il generale Kutuzov. Tolstoj si muove abilmente tra salotti aristocratici, eserciti in guerra – con scene di battaglia epiche come quella di Austerlitz o Borodino –, balli di corte, intrighi amorosi e dissertazioni filosofiche.
In un’epoca come quella attuale, in cui le guerre riprendono a plasmare il nostro mondo – la storia è tornata a bussare alle nostre porte – Guerra e pace ricompensa lo sforzo della lettura con una comprensione più profonda dei conflitti storici e della natura stessa del conflitto umano.
Guerra e pace
Lev Tolstoj

Un terribile amore per la guerra, di James Hillman
Il titolo parla di “amore per la guerra”, il primo capitolo si intitola “la guerra è normale” e qui l’autore, uno psicologo junghiano, parla di “andare alla guerra” e di una “chiamata alle armi” per la nostra mente:
[…] qualsiasi fenomeno, per essere compreso, va immaginato entrando in sintonia con esso.
Dobbiamo abbandonare ogni ipocrisia insomma, e intraprendere un viaggio verso quelle forze profonde che ci spingono alla guerra. La guerra non è solo un fenomeno storico e sociale, legato a particolari eventi e condizioni. Il fatto che la guerra sia la norma ce lo ricorda anche il concetto di pace: in qualsiasi dizionario si legge infatti che la pace è una condizione di “assenza di guerre”. E se la pace è semplicemente assenza di, libertà da, allora la pace è insieme vuoto e rimozione. Uno psicologo deve interrogarsi su come è riempito il vuoto […] e su come avviene il ritorno del rimosso, visto che ritorna sempre.
James Hillman ci conduce in un territorio difficile e scomodo, percorrendolo con gli strumenti della psicologia, del mito e della religione. Ci richiama alla sintonia con il nostro spirito marziale, con le forze e le pulsioni che mai vorremmo vedere, perché se c’è una speranza di evitare la guerra, questa passa attraverso la sintonia con le sue stesse vibrazioni e l’amore che ne proviamo. Abbandoniamo ogni ipocrisia, perché, come ricorda Hillman, Hannah Arendt dice che ciò che più di tutto provoca la violenza è l’ipocrisia.
Un terribile amore per la guerra
James Hillman

Kaputt, di Curzio Malaparte
Se, per dirla con James Hillman, per comprendere a fondo la la guerra bisogna entrarci in sintonia, un buon modo per farlo potrebbe essere la lettura di Kaputt, di Curzio Malaparte. Inviato speciale al fronte orientale del secondo conflitto mondiale, Malaparte era a contatto con gli alti comandi dell’Asse e con le popolazioni travolte dal conflitto. Kaputt è tuttavia una continua oscillazione tra documento e finzione: un libro che si legge non come un documento storico, ma per la sua capacità di farci sentire l’abisso e la follia in cui era sprofondata l’Europa. Kaputt ci racconta personaggi e vicende della seconda guerra mondiale, con immagini sconvolgenti come quelle dei cavalli intrappolati nel ghiaccio del Ladoga, ma anche con momenti di leggerezza poetica:
[…] non hanno paura della guerra, non hanno paura di Hitler, delle SS, della Gestapo, non si fermano sui rami a contemplare la strage, ma si librano nell’azzurro cantando, seguono dall’alto gli eserciti in marcia nella sterminata pianura. Ah, son proprio belli, gli uccelli dell’Ucraina.
Anche all’epoca: Ucraina, Germania, Russia, Finlandia, Polonia … leggendo libri come questo, ci riconnettiamo a un passato meno distante di quanto pensassimo, a vicende che ci illudevamo irripetibili, a una storia che pian piano torna a fare capolino nelle nostre vite quotidiane.
Kaputt
Curzio Malaparte

I sonnambuli, di Christopher Clark
I sonnambuli. Come l’Europa arrivò alla Grande guerra, è l’unico libro che non ho letto di questa lista, ma che vi raccomando comunque per le parole di elogio con cui me ne ha parlato un amico. Il libro è uno studio imponente sulle origini della Prima guerra mondiale, ma certi aspetti risuonano inquietantemente attuali.
Un impero in declino, una crescente polarizzazione, un paese nazionalista, una crisi che si allarga fino a prendere vita propria e a diventare inarrestabile. In un contesto che sembra quello di oggi, i politici di allora, coloro che in teoria avevano in mano le redini della storia, erano in realtà dei sonnambuli. I leader europei, né pazzi né demoni, si muovevano, un passo per volta, verso un disastro di proporzioni inimmaginabili. Sono loro i sonnambuli che danno il titolo al libro e che a molti ricordano coloro che adesso sarebbero in grado di fermare il conflitto ucraino e l’escalation, ma sembrano vivere in un altrove ideologico, dove ancora si crede che la storia sia finita e che non li riguardi.
I sonnambuli
Christopher Clark

La sconfitta dell’Occidente, di Emmanuel Todd
A mettere in crisi l’equilibrio del pianeta è invece una crisi occidentale, e più precisamente una crisi terminale degli Stati Uniti.
Il sistema occidentale odierno ambisce a rappresentare la totalità del mondo e non ammette più l’esistenza dell’altro. Tuttavia […] se non riconosciamo più l’esistenza dell’altro, legittimamente tale, alla fine cessiamo di esistere noi stessi. La forza della Russia, invece, sta nella sua capacità di pensare in termini di sovranità e di equivalenza delle nazioni. È mettendo in conto l’esistenza di forze ostili che essa riesce a garantire la propria coesione sociale.
Chiudo con questo libro dello storico francese Emmanuel Todd, agganciandomi idealmente ad alcuni dei temi di uno dei primi titoli di questa lista di libri sulla guerra – il libro di Terzani –, temi come il riconoscimento legittimo dell’altro, da cui consegue anche la conoscenza “dell’avversario”. Temi centrali, nella loro marginalità, nei conflitti dei primi anni duemila, così come nella guerra in Ucraina iniziata nel febbraio 2022.
La sconfitta dell’Occidente racconta la guerra in Ucraina come pochi hanno fatto, analizzando le varie parti in conflitto – Russia, Ucraina, Stati Uniti, paesi europei – dal punto di vista storico, economico, culturale, religioso, demografico. E soprattutto lo fa fuori dai soliti confini ideologici e dall’approccio binario buoni/cattivi, democrazie/autocrazie, restituendoci un quadro complesso e profondo di questa guerra nel cuore dell’Europa.
La sconfitta dell’Occidente
Emmanuel Todd







