Leggende giapponesi sull’amore, un viaggio tra storie romantiche e luoghi da scoprire

Il Giappone non è solo il paese delle arti marziali, della via del guerriero e delle storie di samurai. Il paese del Sol Levante ha dato vita anche a incredibili miti e leggende sull’amore, spesso romantiche, a volte tragiche.

Le leggende giapponesi sull’amore sorprendono per la loro varietà. Alcune sono legate a precisi luoghi del paese, altre ad eventi e personaggi realmente esistiti; in altre ancora i protagonisti sono draghi, divinità e uno dei miti più famosi ha luogo nei pressi della Via Lattea. Il reale e il magico spesso si fondono nei miti e nelle leggende del Sol Levante e queste che ho selezionato, dedicate all’amore, non fanno eccezione. In alcune, come quella di Urashima, i confini tra il mondo reale e quello fantastico sono sottili e naturali e in questo senso ricordano opere contemporanee come certi romanzi di Murakami Haruki, L’emporio dei piccoli miracoli di Keigo Higashino, Sono tornata, amore di Takuji Ichikawa o alcuni anime di Makoto Shinkai e dello Studio Ghibli.

Donna immersa nella lettura di romantiche leggende d'amore giapponesi
Donna immersa nella lettura … forse di leggende giapponesi sull’amore. Opera di Utagawa Kunisada

Le leggende d’amore giapponesi sono l’occasione per immergersi in storie romantiche che arrivano dall’oriente, per scoprire la cultura giapponese, ma anche per esplorare i luoghi in cui si sono svolte le storie. Dopo ogni leggenda trovate un piccolo paragrafo dedicato ai luoghi in cui è ambientata, uno spunto per fantasticare sul vostro prossimo viaggio in Giappone[1].

Sono tornata, amore
Takuji Ichikawa

Sono tornata, amore. Un libro giapponese sull'amore che sembra ispirato a leggende giapponesi

Tanabata, la leggenda degli amanti separati dalla Via Lattea

La prima leggenda giapponese sull’amore ci porta nel cielo stellato. Qui viveva la principessa Orihime, di professione tessitrice e molto sola. Lavorava lungo le rive di un fiume che oggi conosciamo come Via Lattea, ma non passava mai nessuno e si era rassegnata a non trovare l’anima gemella. Il padre di Orihime era il dio dei cieli e, turbato dallo stato d’animo della figlia, decise di aiutarla. Sapeva che al di là della Via Lattea viveva un giovanotto di nome Hikoboshi, che nelle sue giornate pascolava le mucche.

Il dio dei cieli fece incontrare i due giovani. Fu colpo di fulmine, i due si innamorarono e si sposarono, ma la passione fu così travolgente che si dedicarono solo all’amore, dimentichi di ogni altra cosa. Apriti cielo, il padre si infuriò e proibì ai due di vedersi. Ma poi si intenerì e per non far soffrire troppo la figlia decise che, se lei ritornava a lavorare come in passato, poteva incontrare il suo amato una volta all’anno, il settimo giorno del settimo mese. Quando quel giorno arrivò, i due giovani si resero conto di non poter attraversare la Via Lattea. E allora uno stormo di gazze impietosite dalla tristezza di Orihime formò un ponte di ali e i due innamorati finalmente si riabbracciarono.

Tanabata: la tradizione di appendere bigliettini augurali a rami di bambù
Tanabata: la tradizione di appendere bigliettini augurali a rami di bambù. Autore: Utagawa Kuniyoshi

I luoghi

Questa romantica leggenda giapponese è celebrata ogni anno in occasione del Tanabata, noto anche come Festival delle Stelle. È una delle cinque feste più importanti del calendario tradizionale giapponese[2], la data nazionale è il 7 luglio, ma alcune località seguono il calendario lunisolare giapponese, indietro di circa un mese rispetto a quello gregoriano. Il più importante Tanabata Festival si svolge a Sendai dal 6 all’8 di agosto, una festa coloratissima dove una delle più diffuse tradizioni consiste nell’appendere a un ramo di bambù bigliettini colorati su cui sono scritti a mano i propri auspici. Il Tanabata Festival è un buon motivo per visitare Sendai, ma gli appassionati di turismo astronomico potranno semplicemente volgere gli occhi al cielo e, nelle calde notti estive, cercare le stelle Vega (Orihime) e Altair (Hikoboshi).

Danze nel corso di un Tanabata festival
Danze nel corso di un Tanabata Festival – Foto di nAok0 CC BY-SA 2.0

Sakura, una delle più belle leggende giapponesi sull’amore

Questa leggenda è ambientata secoli fa in Giappone, quando il paese era devastato da guerre intestine. Noncuranti della guerra, gli alberi di una foresta fiorivano secondo i ritmi della natura; tutti tranne un albero solitario cui un giorno una fata, impietosita, diede la possibilità di sbocciare grazie alle emozioni: “potrai sentire i sentimenti umani e trasformarti in uomo quando vorrai; ma se entro vent’anni non recupererai la tua vitalità, morirai”. L’albero si trasformò in uomo più volte, ma dall’umanità percepì per lo più odio e guerra. Deluso e ormai senza speranza, un giorno si avvicinò a un fiume dove c’era una ragazza. Lei si chiamava Sakura, lui le disse di chiamarsi Yohiro e, colpito dalla gentilezza della giovane donna, i suoi sentimenti iniziarono a risvegliarsi.

I due divennero amici e un giorno Yohiro decise di aprirsi completamente. Le rivelò il suo amore, ma anche il suo passato. Sakura, che ricambiava i sentimenti di Yohiro, rimase scioccata dalla sua storia e per un po’ si allontanò da lui; Yohiro tornò a essere un albero. Un giorno Sakura gli si avvicinò, lo abbracciò e gli disse che si sentiva come lui; fu in quel momento che le apparve la fata e Sakura le disse che si voleva fondere con Yohiro in forma di albero. La fata esaudì il desiderio della ragazza, i due si fusero e l’albero riuscì finalmente a fiorire.

I ciliegi in fiore (sakura) delle due sponde allungano i rami fino ad abbracciarsi. Tokyo.

I luoghi

Nel Sol Levante i ciliegi e i loro fiori si chiamano sakura e questa leggenda sull’origine dei fiori di ciliegio prende vita ogni anno a primavera in Giappone. Parchi, laghi, viali alberati, montagne, rive dei fiumi, ovunque si trovano bellissimi ciliegi in fiore che, per pochi giorni, rendono ancora più magico il Giappone.

La leggenda di Urashima Tarō

Un’estate di circa 1500 anni fa Urashima Tarō era andato a pesca da solo, in mare. Dopo un po’ si accorse di aver catturato qualcosa, ma attaccata alla lenza c’era una testuggine, animale sacro al Dio Drago del Mare. La liberò in acqua e dopo un po’, sotto il sole cocente dell’estate giapponese, si appisolò. Fu allora che, come in un sogno, gli apparve una ragazza bellissima che gli si presentò come la figlia del Dio Drago del Mare, mandata da lui in segno di riconoscenza per aver liberato un animale sacro. E, se lo avesse voluto, avrebbe potuto seguire la giovane dea fino a Horai, l’isola in cui regna sempre l’estate e dove avrebbero vissuto come sposi.

La dea indica a Urashima l'isola di Horai. Qui i due sposi vivranno felicissimi per tre anni
La dea indica a Urashima l’isola di Horai – Opera di Matsuki Heikichi

Urashima non aveva mai visto un essere così bello, navigò con lei fino a Horai e vissero insieme sull’isola, felicissimi, per tre anni. Trascorso questo tempo Urashima sentì il bisogno di confortare i suoi genitori, che ancora aspettavano il suo ritorno. Lo disse alla sua sposa e lei, pur con grande tristezza lo lasciò andare: “sento che non ti vedrò mai più; prendi questo scrigno che ho chiuso con un nastro di seta, ma non l’aprire mai, sarà lui a ricondurti qui. Se lo apri, non ci potremo rivedere”.

Urashima lo prese, partì e raggiunse la costa. Presto si rese conto che tante cose erano cambiate e divenne ancora più inquieto quando un uomo gli disse che avrebbe cercato invano la casa di Urashima Tarō, visto che era morto in mare quattrocento anni prima. Sempre più turbato, Urashima raggiunse il cimitero del villaggio e vi trovò la sua lapide e le tombe dei suoi famigliari. Gli venne in mente lo scrigno, e pensò che forse lo avrebbe liberato dall’incubo che stava vivendo; ma quando lo aprì ne uscì un vento gelido e, nello stesso istante, la vita abbandonò il suo corpo. Una leggenda affascinante, un amore molto giapponese: la giovane dea nel suo amore e nella sua tristezza, rispetta i sentimenti di Urashima e accetta la possibilità di una separazione; e dandogli lo scrigno, dona a Urashima la completa libertà.

I luoghi

Come per altre leggende giapponesi, sono diversi i luoghi che ne rivendicano l’ambientazione, ognuno con una versione un po’ diversa della storia. Potete seguire le orme di Urashima nella penisola di Shonai (prefettura di Kagawa, Shikoku). A quanto pare a Namari (costa sud della penisola) sarebbe nato Urashima, mentre in località Hako (costa nord) si troverebbero le tombe di Urashima e della sua famiglia[3]. All’estremo sud del Kyushu, non distante da Kagoshima e Sakurajima, si trova invece il santuario di Ryugu e secondo le tradizioni locali sarebbe il vero luogo di nascita di Urashima Tarō. Nella prefettura di Kyoto si trova invece il santuario Urashima Jinja, dedicato al protagonista della leggenda e a quanto pare costruito nell’anno 825. Si dice infine che lo scrigno della leggenda fosse conservato presso il tempio di Kanagawa, che purtroppo è stato distrutto da un incendio nel 1868[4].

Il santuario di Ryugu. Qui, secondo leggende locali, sarebbe nato Urashima Taro
Il santuario di Ryugu. Qui, secondo leggende locali, sarebbe nato Urashima Taro – Foto di doctorho CC BY-NC-ND 2.0

La leggenda di Sayohime

Una leggenda d’amore basata in parte su fatti veri, ambientata in un periodo storico preciso. Siamo nel 537, nel periodo Yamato (250 – 710)[5] e il Giappone decise di inviare una flotta di navi in aiuto di Kudara[6], uno dei tre regni che occupavano la penisola coreana; il regno di Kudara era minacciato dal vicino regno di Silla e dalla Cina della dinastia Tang.

Le navi sarebbero dovute partire da Matsuura, una cittadina nella baia di Karatsu e qui fu inviato il generale Ōtomo no Satehiko, per organizzare e poi guidare la forza armata diretta in aiuto di Kudara. A Satehiko, durante la sua permanenza a Matsuura, furono assegnate persone di supporto alle attività quotidiane e tra queste c’era una ragazza di nome Sayohime. Il generale si innamorò di lei, tra di loro nacque una bella storia e si sposarono. Purtroppo di lì a poco Satehiko avrebbe dovuto lasciare la baia di Karatsu e imbarcarsi per la Corea.

Sayohime osserva le navi allontanarsi, una delle parti più drammatiche di questa leggenda d'amore giapponese. Autore: Utagawa Kuniyoshi
Sayohime osserva le navi allontanarsi. Autore: Utagawa Kuniyoshi

Decise allora di donare un bellissimo specchio a Sayohime, dicendole “Per favore, tienilo come se fossi io.” Quando la sua nave prese il largo, Sayohime si arrampicò sulla cima del monte Kagami, gridando più volte il suo nome e agitando le maniche del kimono fino a che non la perse di vista. Non si diede per vinta, corse giù per la montagna, attraversò un fiume e giunse infine sull’isola di Kabe (Kabeshima). Qui non poté andare oltre, si arrese ma, per la sua profonda tristezza, si trasformò in pietra.

I luoghi

Sono diversi i luoghi di questa leggenda d’amore. Sulla vetta del monte Kagami (283 metri) si trovano una terrazza panoramica e un osservatorio, da cui si gode di una stupenda vista sulla baia. È probabilmente lo stesso punto di osservazione di Sayohime, e da qui si può immaginare la giovane che guardava le navi allontanarsi per poi gettarsi a capofitto in corsa fino all’isola di Kabe. A Kabeshima si trova il Tashima Shrine e al suo interno si può scorgere un romantico santuario dedicato a Sayohime.

Vista dal monte Kagami, dove è ambientata parte della leggenda d'amore giapponese tra Sayohime e
Vista dal monte Kagami, forse lo stesso punto di osservazione di Sayohime – ascesis, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons

La leggenda del drago, la dea e l’isola di Enoshima

Questa è la leggenda di un amore turbolento collegato a Enoshima, un isolotto che sorge lungo la costa giapponese nei pressi della città balneare di Kamakura. Un tempo l’isola non esisteva e la costa era flagellata dal drago a cinque teste noto come Gozuryu, causa di continui terremoti e intemperie. Tutto questo finì quando un giorno la dea Benzaiten discese dal cielo e, prima che toccasse terra, emerse dal mare un’isola che sarebbe stata la sua dimora, Enoshima. L’evento fu osservato attentamente dal drago, che non poté fare a meno di innamorarsi di Benzaiten.

L'isola di Enoshima in una stampa di Katsushika Hokusai
L’isola di Enoshima in una stampa di Katsushika Hokusai

Non di rado gli amori impossibili come quelli tra un drago e una dea diventano realtà nelle leggende giapponesi e Gozuryu e Benzaiten non fecero eccezione. Il drago era perdutamente innamorato, la chiese in sposa e lei, prima di accettare, gli strappò una promessa: lo avrebbe sposato solo se il drago avesse aiutato e protetto le aree che un tempo terrorizzava. Gozuryu accettò, onorò la sua promessa e, una volta giunta la fine dei suoi giorni adagiò il suo enorme corpo tra le attuali cittadine di Kamakura e Fujisawa.

I luoghi

Questa leggenda giapponese sull’amore è ambientata in luoghi realmente esistenti. Si dice che se si guardano attentamente le colline tra Kamakura ed Enoshima si riconosce la forma del corpo di Gozuryu, mentre sulla sua testa sorgerebbe il tempio Ryūkō-ji, a Fujisawa. Il tempio è indicato dagli ideogrammi龍口寺: il primo significa drago, il secondo bocca, il terzo tempio, letteralmente il tempio della bocca del drago. Enoshima è raggiungibile in traghetto o a piedi tramite un ponte che la collega a Fujisawa.

Il tempio Ryūkō-ji, uno dei luoghi della leggenda d'amore giapponese tra Gozuryu e Benzaiten
Il tempio Ryūkō-ji, a Fujisawa. Si narra che il tempio sorge sulla testa del drago Gozuryu.

La leggenda di Myoken e Buko

Chiudiamo con un mito giapponese sull’amore noto non tanto per la storia in sé, quanto per il festival che lo celebra. Come altre leggende del Sol Levante, nasce dall’amore sbocciato tra due divinità, la dea Myoken e il dio Buko. I due si innamorano, ma la loro storia non può fiorire come i due vorrebbero, Buko è sposato e sua moglie, Suwa, naturalmente non li lascia incontrare. Eppure Suwa lascia completamente libero il marito una volta all’anno, il 3 dicembre ed è in quel giorno che Buko e Myoken riescono a incontrarsi.

Buko è il dio drago di una montagna, Myoken è la deificazione della Stella Polare e la loro storia, considerata una sorta di versione invernale della leggenda del Tanabata, viene celebrata ogni anno nel Chichibu Yomatsuri Night Festival, uno dei tre principali festival del Giappone con carri allegorici.

Carri allegorici del Chichibu Yomatsuri, che festeggiano l'incontro amoroso tra Buko e Myoken
Carri allegorici del Chichibu Yomatsuri (Chichibu Night Festival) – ちちびあん, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

I luoghi

Il centro della storia è la cittadina di Chichibu, nella prefettura di Saitama, dominata dal monte Buko (武甲山, Bukō-san), che dà il nome all’omonima divinità. Myoken è la dea del santuario di Chichibu e il luogo (noto come kame no kishi) in cui si incontra con Buko è contrassegnato da una tartaruga di pietra. La parata dello Yomatsuri Festival sfila ogni anno di fronte alla tartaruga, ma quando si avvicina al santuario dedicato a Suwa – la moglie di Buko – la musica si ferma e cala il silenzio per mostrare rispetto agli dei. Chichibu è un luogo romantico da visitare anche in primavera, in occasione del Pink Moss Festival.

Il monte Buko, protagonista insieme a Muoken della leggenda d'amore ambientata a Chichibu (Saitama, Giappone)
Il monte Buko visto dal parco Hitsujiyama durante il Pink Moss Festival – Photo source photozou.jp CC BY-SA 3.0

Note

1 Per ragioni di spazio in alcuni casi ho dovuto riassumere le leggende, ma gli episodi salienti sono riportati. È possibile inoltre che in altre fonti – libri, siti web e altre pubblicazioni – siano riportate versioni un po’ diverse della leggenda. Questo è normale, ogni leggenda ha più versioni e non di rado luoghi differenti si contendono l’ambientazione della storia.

2 Le cinque festività più importanti del calendario giapponese sono dette Gosekku. Per approfondire: https://it.wikipedia.org/wiki/Gosekku

3 Per approfondire (file pdf, in inglese): http://www.mitoyo-kanko.com/pdf/mitoyo_EN_28_web.pdf

4 Questo stesso tempio è citato da Lafcadio Hearn in Ombre Giapponesi, pag. 69. Lui sostiene che il tempio conservava anche la lenza con cui catturò la tartaruga e altri oggetti riportati dal regno del Re Drago.

5 Periodo Yamato, Wikipedia L’enciclopedia libera, 21 gennaio 2021, da https://it.wikipedia.org/wiki/Periodo_Yamato

6 Kudara era il nome giapponese di Baekje, uno dei tre regni di Corea. Fonte: https://en.wikipedia.org/wiki/Baekje

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