Isole sperdute, selvagge e remote

Lasciamo che sia la distanza a guidarci in questo nuovo viaggio di Terra Incognita alla scoperta di isole sperdute. Separate da centinaia di miglia di oceano dalle coste più vicine, queste isole remote hanno suscitato emozioni diverse a seconda del punto di vista da cui sono state osservate: luoghi di evasione e libertà, avamposti strategici, promesse di tesori o maledette prigioni da cui era impossibile fuggire.

Trsistan da Cunha, isola sperduta nell'Oceano Atlantico
Trsistan da Cunha, isola sperduta nell’Oceano Atlantico – Yagerq, CC0, via Wikimedia Commons

Il marinaio semplice Alexander Selkirk, abbandonato sull’isola di Mas a Tierra, dovette aspettare quattro anni e quattro mesi, prima di essere tratto in salvo dalla nave comandata dal capitano William Dampier. Alla sua storia si è ispirato Daniel Defoe per il personaggio di Robinson Crusoe.

Gli abitanti di Tristan da Cunha, probabilmente l’isola sperduta più famosa del mondo, furono evacuati nell’ottobre del 1961 per l’eruzione del vulcano Queen Mary’s Peak; trasferiti in Inghilterra e alloggiati dal governo britannico in un piccolo paese dell’Hampshire, non ci pensano un attimo a far ritorno sulla loro isola remota due anni dopo.

Trecento miglia a ovest del Costa Rica l’isola del Cocco è stata fonte di ispirazione per il film Jurassic Park. Ma ancora prima che Isla Nublar facesse la sua comparsa, Coco Island ha magnetizzato l’attenzione di cacciatori di tesori alla ricerca del celebre oro degli Inca, nascosto da qualche parte in una grotta, lungo le scogliere dell’isola.

Banaba è un piccolo atollo corallino della Repubblica di Kiribati. La scoperta, nei primi anni del Novecento, di immensi giacimenti di fosfato (guano fossilizzato) prezioso fertilizzante per l’agricoltura, ha contributo alla deforestazione di quell’isola selvaggia e al trasferimento dell’intera popolazione. Con la chiusura delle miniere nel 1979, gli abitanti hanno fatto lentamente ritorno alla loro isola.

Tramonto alle Isole Cocos (Keeling), un arcipelago di isole sperdute nell'Oceano Indiano
Tramonto alle Isole Cocos (Keeling), Oceano Indiano – paullymac, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons

Ognuno di questi luoghi remoti ha una propria storia da raccontare e condividerla con voi è l’occasione per alimentare la speranza che un giorno, chissà, queste isole sperdute possano diventare la meta del vostro prossimo viaggio.

Pingelap

Abitanti: 250
Superficie: 1,8 Km2
Stato: Pohnpei (Stati federati della Micronesia)

La vita sull’atollo di Pingelap non è sempre stata serena. A partire dalla Seconda Guerra Mondiale l’impero giapponese scelse quest’isola sperduta come avamposto per le operazioni di approvvigionamento delle truppe dispiegate nel Pacifico. E qui cominciarono i problemi. Le epidemie di tubercolosi, gonorrea e dissenteria dilagarono tra la popolazione locale decimando gli abitanti. L’arrivo delle truppe alleate non fece che peggiorare la situazione. Nel dopoguerra gli isolani poterono contare, a mo’ di risarcimento, su di un abbozzo di assistenza sanitaria da parte del governo statunitense che ci aggiunse una stazione militare per l’intercettazione dei missili e uno straccio di pista di atterraggio. La stessa che oggi viene impiegata dai turisti per raggiungere quest’isola remota.

La piccola pista di atterraggio di Pingelap, isola remota dell'Oceano Pacifico
La piccola pista di atterraggio di Pingelap – U.S. Air Force photo by Senior Airman Carlin Leslie, Public domain

Tre atolli corallini di una bellezza abbagliante, Pingelap (il più grande), Sukoru e Daekae, poco più estesi di un campo da calcio. Un paradiso remoto di un verde intenso e di un azzurro abbagliante che molti abitanti dell’isola non possono vedere. Acromatopsia si chiama, l’incapacità di percepire qualunque tipo di colore, di cui soffre il 30% degli isolani. Da quando nel 1775 un tifone si lasciò dietro solo 20 superstiti, il gene difettoso si è trasmesso nella popolazione locale e l’isolamento ha fatto il resto. All’isola di Pingelap e alla condizione dei suoi abitanti ha dedicato uno splendido libro Oliver Sacks (lo potete acquistare qui o se preferite qui): un singolare reportage di viaggio che salta da un’isola all’altra, di curiosità in curiosità.

Isola del Cocco

Abitanti: personale di sorveglianza del parco
Superficie: 15 Km2
Stato: Costa Rica

Nel corso degli anni ci hanno provato in molti a trovare sull’Isola del Cocco i tesori dei pirati. Perché quest’isola remota al largo del Costa Rica di tesori ne custodirebbe più d’uno. Quello di Lima il cui pezzo forte è una statua della Vergine Maria a grandezza naturale in oro zecchino. Il tesoro di William Dampier, lo stesso Dampier che aveva salvato il naufrago Alexander Selkirk dall’isola di Mas a Tierra e che avrebbe nascosto in quella del Cocco il bottino trafugato da una nave spagnola. E poi le pietre preziose, l’oro e l’argento frutto del saccheggio di Portobello (Panama) da parte del famoso pirata Henry Morgan che nel tentativo rischiò perfino di lasciarci la pelle.

Un tour dell’Isola del Cocco con Street View

Alla fine del XIX secolo l’esploratore August Gissler trascorse vent’anni in quest’isola sperduta sperando di venire a capo del mistero. Nel 1926 ci provò un pilota automobilistico, tale Malcom Campbell che meno paziente del Gissler, rinunciò dopo un mese. Negli anni cinquanta del Novecento il signor Forbes, stanco di coltivare agrumi, si trasferì dalla California all’isola del Cocco dove impiegò tre anni prima di rendersi conto di averne abbastanza di cercare tesori. La stagione della caccia è finita da un pezzo, da quando nel 1978 l’isola è stata dichiarata Parco Nazionale. Un ecosistema naturale unico al mondo, con una varietà di specie endemiche che ha dell’incredibile, se paragonata alla superficie di questa remota isola del Pacifico. Una meta apprezzata dai diver di tutto il mondo e dagli appassionati di isole selvagge. Casomai foste interessati a saperne di più sull’Isola del Cocco, ci abbiamo scritto un articolo: lo trovate qui.

Banaba

Abitanti: 268
Superficie: 6,29 Km2
Stato: Repubblica di Kiribati

A partire dal XIX secolo, la scoperta che le piante hanno bisogno di azoto e fosforo per crescere, fu una rivoluzione per il settore agricolo. In natura il fosforo, oltre che nella polvere d’ossa, è presente in quantità significative anche nel guano degli uccelli. Banaba, un’isola sperduta 2mila miglia a nord-est dell’Australia, era un gigantesco deposito naturale di guano fossilizzato. Nel 1909 l’accordo tra la Pacific Island Company e gli abitanti di Banaba segnò la rovina per questi ultimi. Nei primi dieci anni di attività, a titolo di risarcimento, le comunità locali ricevettero lo 0,1% dei profitti dell’azienda (una miseria!), prima che gli abitanti venissero trasferiti in massa sull’isola di Rabi, nelle Fiji. A 3mila chilometri di distanza da Banaba.

La sperduta isola di Banaba prima e dopo l’apertura delle miniere
Banaba prima e dopo l’apertura delle miniere – Alexander Turnbull Library, Colville Collection. Photographs by Lilian Arundel

Dopo la chiusura delle miniere di fosfato, nel 1979, molti abitanti hanno fatto ritorno alla loro isola ritrovando un paesaggio totalmente stravolto. La vegetazione tropicale di manghi, alberi fiamma, tapioca e guava è ormai circoscritta alle aree costiere, mentre la parte centrale, devastata dall’attività mineraria, sembra vittima di un bombardamento aereo. Siccome ormai il peggio è stato fatto, nei primi anni duemila, il governo di Kiribati ha rinnovato il proprio interesse per il fosfato di Banaba, ipotizzando una riapertura delle miniere e sperando in un trasferimento “volontario” dell’attuale comunità sull’isola di Rabi. Non c’è pace per gli abitanti di quest’isola remota.

Tristan da Cunha

Abitanti: 243
Superficie: 207 Km2
Stato: Regno Unito

Gli abitanti di Tristan da Cunha hanno imparato da tempo l’arte della sopravvivenza, non come individui, ma come comunità. Condividono la poca terra agricola disponibile, in coltivazioni di patate e orti nelle aree pianeggianti lungo la costa sud-occidentale dell’isola. Gli animali, mucche e  pecore appartengono a tutta la comunità, i cui membri sono impegnati nell’unica attività economica rilevante su quest’isola sperduta: la pesca e lavorazione delle aragoste. Le navi provenienti da Città del Capo caricano nelle stive le pregiate Tristan Rock Lobster che vengono poi commercializzate sui mercati mondiali. Gli abitanti condividono perfino i cognomi, sette in tutto, originari dei primi colonizzatori.

Trsitan da Cunha, isola sperduta nell'Oceano Atlantico
Trsitan da Cunha, isola remota dell’Oceano Atlantico – Yagerq, CC0, via Wikimedia Commons

Le regole sono semplici: i terreni appartengono a tutta la comunità, l’accumulo di ricchezze individuali è scoraggiato e l’insediamento di persone non originarie dell’isola vietato. La vendita di francobolli e monete, apprezzate dai collezionisti di tutto il mondo, costituisce un’ulteriore entrata economica. Il turismo è scarso, vista la distanza che separa quest’isola remota dalla terraferma, ma l’accoglienza degli abitanti è calorosa per chi decide di affrontare i giorni di navigazione a bordo delle navi mercantili che collegano un paio di volte al mese Tristan da Cunha a Città del Capo. Ne vale la pena? Credo proprio di sì.

Rapa Iti

Abitanti: 507
Superficie: 48 Km2
Stato: Francia

Le piramidi di Rapa hanno rappresentato un enigma per i primi esploratori occidentali dell’isola. Lo stesso Thor Heyerdahl, quello del Kon-Tiki, rimase stupito e affascinato di fronte al mistero che circondava queste strutture abbarbicate sui crinali rocciosi lungo le coste di Rapa. Oggi sappiamo che i pare, questo il nome locale, furono eretti a partire dal XV secolo, nel corso di una feroce guerra tra clan, per l’accaparramento delle scarse risorse disponibili. Si trattava di villaggi fortificati, frutto di una pressione demografica che sfociò in una sanguinosa guerra civile.

Una storia simile a quella della lontana Rapa Nui, l’isola di Pasqua, così come raccontata da Jared Diamond nel suo libro Collasso. Come le società scelgono di morire o vivere.

Rapa Iti, isola sperduta nell'Oceano Pacifico
Rapa Iti, i monti Tautautu e Pukumaru – Sardon [CC BY]

A mistero si aggiunge mistero, con la storia di Marc Liblin e dell’uomo che fin da bambino gli appariva in sogno comunicando con lui in una lingua sconosciuta e dell’incontro tra Liblin e una donna, originaria di Rapa Iti che sarebbe diventata sua moglie. I due decideranno di trasferirsi su quest’isola sperduta dove ancora oggi vivono i loro figli. Nessuno ha mai capito cosa diavolo sia successo, forse neppure il protagonista di questa strana storia. La selvaggia isola di Rapa è diventata una meta turistica, difficile da raggiungere, ma piena di misteri, sentieri, coste rocciose e panorami spettacolari. Se avete intenzione di partire per Rapa, fatecelo sapere e, nel frattempo, potete dare un’occhiata qui, per organizzare il viaggio.

Isole Cocos (Keeling)

Abitanti: 504
Superficie: 14,2 Km2
Stato: Australia

Mi secca inciampare in luoghi comuni, ma per le isole Cocos faccio un’eccezione, visto che sono equipaggiate di: acque cristalline, distese di palme, spiagge bianche e lagune coralline. Tra le isole remote che abbiamo visto fino a ora questi atolli sperduti a metà strada tra lo Sri Lanka e l’Australia evocano alla perfezione l’immaginario turistico di paradisi tropicali lontani dal mondo civilizzato, dove le uniche preoccupazioni che vengono in mente sono i tifoni (guai a voi a scegliere il periodo sbagliato!). Ne rimase estasiato anche Charles Darwin che raggiunse le Cocos nell’aprile del 1836 a bordo della HMS Beagle; anziché prendere il sole e farsi un bagno buttò giù una teoria sull’origine degli atolli corallini valida ancora oggi.

In giro per le isole Keeling con Street View

Qui di seguito il sito ufficiale delle isole Cocos dove a dominare, manco a dirlo, sono l’azzurro del mare e il bianco delle sue spiagge.

Robinson Crusoe

Abitanti: 859
Superficie: 47 Km2
Stato: Cile

Nel 1966 con una brillante operazione di brand marketing il governo cileno attribuì all’isola di Mas a Tierra, la principale e l’unica abitata dell’arcipelago di Juan Fernandez, il nuovo nome di: Isola di Robinson Crusoe. Ne sarebbe stato lusingato Daniel Defoe e avrebbe apprezzato anche Alexander Selkirk che, causa il suo pessimo carattere, fu abbandonato dal comandante della Cinque Ports su quest’isola selvaggia nel settembre del 1704. Il personaggio del naufrago più famoso di tutti i tempi è stato modellato sulle avventure del Selkirk, abbigliamento compreso, che trascorse sull’isola di Robinson quattro anni e quattro mesi, prima di essere salvato dalla nave del capitano William Dampier che si dette alla pirateria saccheggiando galeoni spagnoli. L’abbiamo già incontrato prima, raccontando del tesoro dell’Isola del Cocco.

L'isola sperduta di Robinson Crusoe
L’isola di Robinson Crusoe – Balou46, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Voli diretti collegano Santiago del Cile all’isola di Robinson Crusoe, dichiarata, insieme al suo arcipelago, Patrimonio mondiale della biosfera. Delle oltre 200 specie di piante presenti sull’isola, 132 sono endemiche; esemplari di palme giganti come la Juania Australis e l’impressionante Rumohra berteroana, una delle felci più grandi al mondo. Se volete raggiungere l’isola di Robinson Crusoe alla vecchia miniera, potete affidarvi alla dozzina di posti riservati ai turisti sulle navi mercantili che collegano il continente all’arcipelago. Il passaggio viene via a poco più di duecento euro (a/r) e nel caso foste interessati ne abbiamo parlato qui.

Île de la Possession – arcipelago di Crozet (Francia)

Abitanti: 18-30
Superficie: 150 Km2
Stato: Francia

Tre isole. Al centro quella de la Possession. Dieci miglia a est, con poca fantasia, l’’île de l’Est. Lontana, a ovest, l’île aux Cochons, dal nome inspiegabile se non se ne conosce la storia. L’arcipelago di Crozet fu scoperto nel gennaio del 1772, abitato solo da foche e pinguini, più in alto albatros e procellarie. Il clima subantartico è poco generoso con le piante, solo licheni e muschi. Un inferno per chiunque, un’isola del tesoro per i cacciatori di foche. Tempo una cinquantina d’anni e nel 1835 la popolazione di mammiferi è quasi del tutto sterminata; e i cacciatori di foche lasceranno il posto a quelli di balene. La natura comunque riesce a prendersi qualche rivincita. Queste isole abbandonate rientrano nella latitudine dei quaranta ruggenti, venti impietosi che faranno naufragare più di un equipaggio.

Vista panoramica dell'Île de la Possession, isola remota dell'Oceano Indiano
Vista panoramica dell’Île de la Possession – Nweider, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Tanto pericolosi che i cacciatori di foche importano sull’ île aux Cochons branchi di maiali per il loro sostentamento e per quello di eventuali naufraghi. E ce ne saranno parecchi, come i 9 marinai dell’Aventure che dio solo sa come sopravvissero sull’isola dei maiali dal luglio del 1825 al gennaio del 1827 quando furono recuperati dall’equipaggio della Cape Packet. Più sfortunati i marinai della Tamaris, naufragati sull’ île aux Cochons nel marzo del 1887 e periti nel tentativo di raggiungere con una scialuppa l’ île de la Possession. La salvezza, per l’ecosistema naturale dell’arcipelago Crozet arriva nel 1938 quando viene dichiarato riserva naturale. L’attuale stazione meteorologica, sull’ île de la Possession, svolge attività di ricerca: dalle 18 alle 30 persone a seconda della stagione.

Questo articolo non sarebbe stato possibile
senza l’esplorazione dell’atlante
che vedete qui sotto.

Mappe e curiosità
su cinquanta isole remote e sperdute,
disabitate e selvagge.


Atlante delle isole remote.
Cinquanta isole dove non sono mai stata e mai andrò.
Ediz. illustrata

Judith Schalansky

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