In Giappone esiste una parola antica, hanagoyomi (花暦), che significa “calendario dei fiori”. Non è una metafora: per secoli i giapponesi nelle campagne hanno davvero organizzato l’anno e i lavori seguendo le fioriture. Anche le arti decorative, l’ikebana e persino gli haiku seguivano e seguono tuttora i fiori e le stagioni.
La prima volta che ho vissuto una primavera giapponese, non conoscevo l’hanagoyomi e soprattutto non ero preparato. Non alla precisione con cui i giapponesi seguono le previsioni della fioritura dei ciliegi, non all’allegria e all’emozione collettiva sotto ai sakura in fiore, non al fatto che ogni settimana portasse con sé un fiore diverso.
In questa guida, riporto a volte quel senso di smarrimento che si prova di fronte ai fiori giapponesi, al raccontarli, e forse anche un po’ di ordine. Ho seguito un ordine cronologico delle fioriture, dai coraggiosi susini giapponesi (ume) che fioriscono già a febbraio, fino alle camelie che chiudono e riaprono l’anno. Il tutto senza tralasciare la tradizione giapponese dell’hanakotoba, il linguaggio dei fiori che assegna a ciascuno un significato preciso, talvolta diverso anche a seconda del colore.
Questo itinerario tra i fiori giapponesi è anche un modo di raccontare il Giappone attraverso la sua sensibilità del mono no aware, la consapevolezza che la bellezza vive solo nel suo svanire.
I fiori giapponesi e la loro scrittura
I fiori, come ogni altra parola giapponese, sono di solito rappresentati in ideogrammi, ossia da uno o più kanji (che letteralmente significa “carattere cinese”). Ad esempio, il kanji dell’ortensia è 紫陽花. Tuttavia sia per semplicità, sia per una convenzione ormai molto diffusa, i nomi dei fiori – ma anche di altre piante, e degli animali – vengono più comunemente scritti in katakana, un sillabario nativo del sol levante, più semplice da leggere e scrivere rispetto agli ideogrammi. Ed ecco pertanto che l’ortensia in katakana diventa アジサイ, e si legge ajisai.
Fa eccezione il fiore di ciliegio (sakura) che, anziché essere scritto in katakana (サクラ), viene più spesso scritto in hiragana (さくら), un altro sillabario nativo del Giappone.
1. Ume – Fiori del susino/albicocco giapponese
Nome giapponese: 梅 (ウメ, ume)
Nome scientifico: Prunus mume
Fioritura: gennaio, febbraio, marzo
Significato culturale: spirito indomito, perseveranza e rinascita; i fiori bianchi dell’ume sono anche simbolo di eleganza e nobiltà, quelli rossi di fascino e avvenenza.
Mentre osservi i fiori dell’ume senti il freddo secco invernale sulla pelle, e con calore ammiri il coraggio di questa pianta che per prima annuncia la nuova stagione. E mentre pensi che quei fiori un giorno diventeranno piccole prugne da conservare in salamoia per diventare gustosi umeboshi, ti accorgi che graziosi uccellini mejiro approfittano di questo prezioso ed effimero momento per nutrirsi del nettare di questo fiore. E se accosti il naso alla corolla, puoi immaginare il sapore di quel nettare e il piacere che sta provando il mejiro.
Oltre che ai sensi e al cuore, questo fiore parla anche alla mente. L’ume giunse dalla Cina nel periodo Nara (710–794) e con esso la moda di osservarne la fioritura: all’epoca si praticava quindi l’umemi (梅見), mentre solo in seguito, a partire dal periodo Heian (794-1185) fu introdotta la pratica, tutta giapponese, di osservare i ciliegi in fiore (hanami, 花見).
Dove ammirarli:
- Dazaifu Tenmangu (Fukuoka, Kyushu);
- Parco Osaka Expo ’70;
- Parco Imperiale di Kyoto.
2. Sakura – Fiori di ciliegio
Nome giapponese: 桜 (さくら, sakura)
Nome scientifico: Prunus serrulata
Fioritura: da marzo a maggio (a seconda di luoghi e varietà)
Significato culturale: caducità della vita e della bellezza effimera
In poche righe, non so davvero come raccontarvi un fiore che è simbolo stesso di un’intera nazione e della sua sensibilità. Vi condividerò allora due episodi. Uno è la mia visita al monte Yoshino, uno dei luoghi più famosi per le fioriture. Quando arrivi qui, inizi a percorrere sentieri, e ti ritrovi tra montagne, versanti e vallate ricoperte di questi alberi in fiore, capisci quanto sia importante il sakura per questo popolo. Vi coltivano questi alberi da oltre un millennio e nel corso dei secoli hanno modificato il paesaggio, lo hanno mantenuto e lo stanno espandendo. Uno sforzo immane in termini di lavoro, investimenti, pianificazione, portato avanti da secoli e generazioni, in un luogo sacro per il Giappone.
Un altro episodio. Lungo il sentiero dello Yamanobe no michi, nella prefettura di Nara, ho visitato un parco con i sakura in fiore. Il vento si è alzato e mi sono trovato sotto a una pioggia di petali che danzavano nel cielo: uno spettacolo che qui chiamano sakura fubiki (サクラ吹雪), la tempesta di neve dei petali di ciliegio. Una magia che dura pochi secondi, emoziona nel profondo e poi se ne va. Una bellezza intensa destinata a svanire, una gioia che si accompagna alla malinconia. Un’esperienza diretta di mono no aware (物の哀れ), la consapevolezza che ogni cosa bella porta in sé l’ombra del suo congedo.
Dove ammirarli:
- Monte Yoshino, nella prefettura di Nara.
- Kakunodate, nella prefettura di Akita (nord-est del Giappone, Tohoku).
- Castello di Himeji (prefettura di Hyōgo, a ovest di Kobe).
- Sentiero del filosofo di Kyoto.
- Vari parchi di Tokyo, tra cui Ueno, Kichijoji, Shinjuku Gyoen.
3. Mitsuba tsutsuji – Rododendro giapponese
Nome giapponese: 三葉躑躅 (ミツバツツジ, mitsuba tsutsuji)
Nome scientifico: Rhododendron dilatatum
Fioritura: marzo, aprile
Significato culturale: simbolo di moderazione, prudenza, bellezza quieta e discreta.
Difficile che questo fiore sia protagonista di parchi e giardini giapponesi. Spesso lo si nota in sottofondo, con le sue fioriture abilmente sfruttate come contrasto al verde delle conifere e dei cespugli, o al vitale candore dei sakura. In natura, questo fiore modesto e discreto spunta qua e là nei boschi, nelle radure soleggiate o dove il sentiero alberato si apre nella campagna, creando il tipico paesaggio satoyama.
Talvolta però lo schivo rododendro giapponese è un elemento chiave di scenari paesaggistici. Qualche anno fa, mentre camminavo lungo il Nakasendo tra Nagiso e Tsumago, questi arbusti in fiore donavano amenità alla cornice montana e rurale in cui ero immerso, e dei gentili passanti mi insegnarono che si trattava del mitsuba tsutsuji. È proprio lì, in quel luogo isolato tra le montagne centrali del Giappone, che questo arbusto in fiore ha in effetti trovato uno dei rari luoghi in cui diventare protagonista e rinunciare, per qualche settimana all’anno, al suo stesso simbolismo che lo vuole modesto e discreto.
Dove ammirarli:
- Tenpaku Park di Nagiso (info qui);
- santuario Shiizaki Inari di Amanohashidate.
4. Tsutsuji (azalea)
Nome giapponese: 躑躅 (ツツジ, tsutsuji)
Nome scientifico: Rhododendron japonicum
Fioritura: aprile, maggio
Significato culturale: l’azalea è simbolo di autocontrollo, moderazione.
La festa dei ciliegi in fiore è un ricordo ancora vivo che ha portato con sé la primavera, il nuovo anno scolastico, nuovi lavori, amori e traslochi. Questa rinnovata vitalità viene celebrata dalla settimana di feste nazionali a cavallo tra la fine di aprile e il 5 maggio, periodo in cui una primavera non ancora troppo calda regala le fioriture delle azalee. Queste, grazie alla loro bellezza e rusticità si trovano un po’ ovunque: dai giardini, ai parchi, fino alle più umili aiuole lungo i viali alberati e ai margini delle strade.
E poi, ci sono tanti tipi di azalee. Come mi ha insegnato un mio maestro di lingua giapponese, ne esistono almeno due:
- l’azalea vera e propria (tsutsuji, ツツジ)
- la satsuki (サツキ, Rhododendron indicum).
Non sapevo distinguerle e fatico ancora oggi, ma spero che la tabella sotto vi sia d’aiuto:
| Caratteristica | Tsutsuji (ツツジ) | Satsuki (サツキ) |
| Fioritura | Aprile – inizio maggio | Fine maggio – giugno |
| Foglie | Grandi, morbide | Piccole, lucide |
| Fiori | Grandi, semplici | Più piccoli, spesso bicolori |
| Uso comune | Parchi e templi | Giardini, bonsai |
Dove ammirare le azalee:
- santuario Nezu a Tokyo;
- giardino Mifuneyama Rakuen nei pressi di Takeo Onsen, in Kyushu;
- presso il Bonsai Village di Omiya, dove ammirare bonsai di satsuki (サツキ) in fiore (mostre stagionali);
5. Fuji – Glicine giapponese

Nome giapponese: 藤 (フジ, fuji)
Nome scientifico: Wisteria floribunda
Fioritura: maggio
Significato culturale: accoglienza, benvenuto, gentilezza
I grappoli di glicine che ondeggiano lentamente nel vento primaverile ti danno il benvenuto e ti accolgono con gentilezza, invitandoti a sederti nella dolce ombra del pergolato. Non c’è parco cittadino o di campagna in cui non ci sia almeno un pergolato dedicato a questo fiore, che più di ogni altro è il simbolo della maturità della primavera, del suo apice glorioso e malinconico, prima dell’arrivo del caldo estivo e delle giornate di pioggia calda e umida dello tsuyu.
A maggio le giornate possono essere ancora fresche, ma il sole di questa stagione è già fortissimo. La gentilezza e la grazia di questo fiore che offre ombra e riparo sono state celebrate già nella poesia waka del periodo Nara (710 – 794) e Heian (794 – 1185) e offrono un curioso contrasto con il significato che gli attribuiamo in occidente, dove il glicine è più legato alla sensualità e alla passione. Se praticherete trekking in Giappone, potreste accorgervi che esistono due varietà:
- Il glicine di montagna ヤマフジ (山藤, yamafuji): è la specie selvatica, che si trova in zone boschive, lungo i percorsi di trekking, in campagna e in montagna. I suoi grappoli sono più corti e disuniti, e i fiori di un viola tendente al bluastro.
- Il glicine “domestico” ノダフジ (野田藤, nodafuji): è la specie più comunemente coltivata e presente nei giardini, che troviamo anche nelle famose gallerie di glicine. I suoi grappoli sono più lunghi e rigogliosi, di solito viola, ma anche di altri colori.
Una curiosità: i tralci del nodafuji si avvolgono in senso orario (visti dall’alto), quelli dello yamafuji in senso antiorario.
Dove ammirarlo:
- Il giardino Kawachi Fujien; si trova a sud di Kitakyushu, nella prefettura di Fukuoka.
- Parco floreale di Ashikaga, nella prefettura di Tochigi.
In entrambi i parchi, si possono ammirare i famosi tunnel di glicine.
6. Ajisai – ortensia
Nome giapponese: 紫陽花 (アジサイ, ajisai)
Nome scientifico: Hydrangea macrophylla
Fioritura: maggio, giugno, luglio
Significato culturale: il significato più generale di riunione familiare, armonia familiare; in passato era anche simbolo di incostanza e infedeltà.
Difficile immaginare che un fiore così comune anche in Italia, possa essere associato con forza alla cultura e al simbolismo giapponese. Se viaggerete in Giappone nel mese di giugno, scoprirete con i vostri occhi la forza di questo fiore. L’ortensia è infatti associata allo tsuyu, la stagione delle piogge, che dura circa un mese e mezzo, tra giugno e metà luglio – a seconda delle zone del Giappone e, ultimamente, delle annate. Quando le giornate sono grigie, non troppo calde ma estremamente umide e piovose, l’ortensia fiorisce con forza. Le foglie crescono rigogliose e verdi e i colori intensi dei fiori contrastano con il grigio del cielo, il rosso acceso dei santuari e il legno bruno dei templi buddhisti.
I giardinieri del sol levante sono maestri nel creare paesaggi fioriti e le fioriture dell’ajisai sono un richiamo irresistibile per i giapponesi, che visitano a frotte i parchi e i templi che celebrano questo fiore. Per un’esperienza da Terra Incognita, vi segnalo il tempio Hasedera di Nara, che ho visitato lo scorso giugno: le fioriture delle ortensie sono di una bellezza travolgente, per ora sconosciuta al turismo internazionale.
Dove ammirarle:
- tempio zen Meigetsuin a Kamakura;
- santuario Hakusan a Tokyo;
- tempio Hasedera nei pressi di Nara.
7. Asagao – Campanella giapponese
Nome giapponese: 朝顔 (アサガオ, asagao)
Nome scientifico: Ipomoea nil
Fioritura: da luglio a ottobre
Significato culturale: simbolo di legame d’affetto
Mentre sto scrivendo, sul mio balcone sono ancora in fiore gli ultimi asagao della stagione. Siamo a fine ottobre, ma d’altra parte è stata un’annata eccezionalmente calda. È primo pomeriggio e i fiori iniziano a chiudersi: asagao significa letteralmente “volto del mattino” e appartiene al gruppo di fiori che in Italia chiamiamo “bella di giorno”. Il loro splendore è massimo nelle primissime ore della giornata, da cui il nome anglosassone morning glory.
Camminando la mattina presto in estate, prima che diventi troppo caldo, l’asagao compare qua e là nei giardini giapponesi, lungo le siepi e gli argini dei canali, dove i suoi tralci si arrampicano sui parapetti in metallo decorandoli di con il verde delle foglie e colori dei petali, dal fucsia al blu oltremare. E allora ti ricordi del suo significato di “legame d’affetto”, che richiama proprio il modo in cui i tralci si avvinghiano saldamente ai loro supporti.
Dove ammirarli:
- tempio Kishimojin di Tokyo, durante il festival dell’asagao (Asagao Matsuri), dal 6 all’8 luglio;
- giardino Sankeien di Yokohama, durante la Sankeien Morning Glory Exhibition che si tiene verso la fine di luglio.
8. Fuyo – Ibisco


Nome giapponese: 芙蓉 (フヨウ, fuyō)
Nome scientifico: Hibiscus mutabilis
Fioritura: agosto, settembre, ottobre
Significato culturale: bellezza delicata; amante gentile
Ho osservato questi fiori per la prima volta a Komahongo, nella prefettura di Saitama. Questo villaggio sperduto è famoso per la fioritura settembrina del giglio ragno rosso (higanbana), ma nei dintorni del parco dedicato al giglio, ci sono sentieri circondati da cespugli di Hibiscus mutabilis in fiore. Come suggerisce il nome latino, l’essenza di questo fiore è mutevole. Il fiore dura infatti un solo giorno: al mattino è bianco, in pieno giorno rosa e quando sta per chiudersi è rosso.
Anche se il singolo fiore dura un giorno, i cespugli producono continuamente nuovi boccioli, per cui su un solo arbusto si possono osservare fiori abbondanti e di vari colori, visto che non tutti mutano nello stesso momento. Sebbene sia originario della Cina meridionale, sin da tempi antichi è presente in Giappone e associato alla bellezza, al punto che di una donna bellissima si diceva avesse il “volto del fuyo” (芙蓉の顔, Fuyōnokanbase).
Dove ammirarli:
Al contrario di altri fiori, non ho trovato, né mi sono mai imbattuto, in parchi, mostre o giardini dedicati. Ho trovato sentieri decorati da questi fiori nei pressi del Kinchakuda Red Spider Lily Park (Komahongo, Saitama). Inoltre, si avvistano con una certa frequenza nei giardini delle abitazioni tradizionali giapponesi nelle aree rurali.
9. Kosumosu (cosmos) – Cosmea
Nome giapponese: il più comune è コスモス (cosmos); è detto anche 秋桜 (アキザクラ, akizakura), che significa “sakura autunnale”, “ciliegio autunnale”.
Nome scientifico: Cosmos bipinnatus
Fioritura: da giugno a novembre
Significato culturale: ordine, armonia. In base al colore dei fiori, il significato può cambiare. Colore rosa: purezza di una fanciulla; bianco: grazia, bellezza; giallo: bellezza selvaggia.
La cosmea è un fiore originario del Messico che, attraverso la Spagna, è giunto fino al Giappone in epoca Meiji (1868 – 1912), in tempi relativamente recenti quindi. Eppure, vista la frequenza con cui lo troviamo in giardini, parchi, ma anche come ornamento delle sponde dei fiumi e persino degli orti, ho creduto a lungo che fosse una specie nativa.
La cosmea fiorisce già in estate, ma essendo una pianta brevidiurna – fiorisce quando la lunghezza della notte supera quella del giorno – le fioriture sono molto più abbondanti in autunno. È per questo che la cosmea, insieme al crisantemo (kiku) è uno dei fiori simbolo dell’autunno.
Dove ammirarli:
- Parco Osaka Expo ‘70 (Suita, Osaka), durante il “Cosmos and Kochia Festival”.
- Tempio Hannya-ji a Nara.
- Nokonoshima Island Park di Fukuoka.
- Parco Hanasajiki, nell’isola di Awaji (prefettura di Hyogo, Kobe).
10. Tsubaki – Camelia
Nome giapponese: 椿 (ツバキ, tsubaki)
Nome scientifico: Camellia japonica
Fioritura: da dicembre a marzo
Significato culturale: bellezza modesta (tsubaki rosa); bellezza perfetta (tsubaki bianca); virtù umile (tsubaki rossa).
Quando il gelido inverno giapponese irrompe e l’ultimo tepore del foliage autunnale è ormai un vago ricordo, i boschi e i giardini vanno pian piano spegnendosi. Gli alberi mostrano il grigio freddo dei loro rami e tronchi nudi, affievolendo, se ce ne fosse bisogno, la luce sempre più fioca delle giornate di gennaio. E tuttavia, mentre cammini nei boschi asciutti e incolori sferzati dai venti di nord est, dei coraggiosi alberelli di camelia di salutano con i loro fiori rossi e rosa dalle dimensioni generose.
Mi piace immaginare che questi arbusti sempreverdi e resistenti al freddo profondano uno sforzo umile e nobile nel donarci colore nel grigio e freddo inverno giapponese. Una fatica di cui pagheranno il conto, visto che i loro fiori non perdono i petali uno a uno, ma cadono a terra interi, come delle teste mozzate. Si dice che per questo motivo il fiore di tsubaki fosse malvisto dai samurai, ed è ancora oggi un tabù regalarlo alle persone ammalate o usarlo come offerta per gli altari buddhisti.
Dove ammirarle:
- Lungo il Cape Ashizuri Nature Trail, in Shikoku, dove si percorre un tunnel di 2km di camelie fiorite.
- Il bosco di camelie del monte Kasayama, nei pressi di Koshigahama (Hagi, perfettura di Yamaguchi).














