Animali estinti: Storie e immagini di 15 specie scomparse in natura

Durante l’età delle esplorazioni, il primo contatto tra gli europei e le terre incognite è spesso avvenuto per mano di naturalisti, scienziati e cartografi. Mi vengono in mente le spedizioni di James Cook, le esplorazioni naturalistiche di Humboldt in Sud e Centro America, il viaggio intorno al mondo di Darwin a bordo della Beagle[1]. Le navi tornavano in Europa colme di campioni di piante, fiori, insetti, pesci, conchiglie, uccelli e altri animali, che contribuirono ad arricchire le conoscenze e le collezioni di erbari, orti botanici e musei di storia naturale.

Uno dei ricordi più delicati di quest’epoca sono i dipinti di piante e animali esotici, disegni accurati e artistici che diventano malinconici quando ritraggono alberi, fiori e animali estinti. Certi naturalisti dell’età delle esplorazioni erano artisti di talento e ci hanno regalato immagini di un mondo ricco di specie animali e vegetali, pur se sulla via del tramonto. L’idillio stava per essere turbato dal desiderio coloniale di appropriarsi di nuove terre e generare profitti; un desiderio che giustificava tutto, anche la schiavitù, l’estinzione di animali e la distruzione di foreste.

La Tasmania colonizzata (1840). L'opera ci mostra come la distruzione dell'habitat avrebbe portato presto all'estinzione di numerose specie
La Tasmania colonizzata (1840). Campi e pascoli al posto di foreste. Specie aliene (pecore) e due emù della Tasmania

Fin dalla preistoria diverse specie animali si sono estinte a causa dell’uomo, ma con la colonizzazione di nuovi continenti iniziata con l’età delle esplorazioni, il tasso di estinzione è aumentato. A farne le spese sono state soprattutto le specie delle isole, luoghi in cui l’evoluzione ha creato ecosistemi unici e fragili, dove spesso gli uccelli sono cresciuti in dimensioni e, per mancanza di predatori, hanno perso la capacità di volare.

Attualmente viviamo l’epoca della sesta estinzione di massa della storia della Terra. Per ricordarci quanto sono preziosi, creativi e affascinanti i compagni di viaggio che ci stiamo perdendo, vi propongo un’esplorazione tra i dipinti di 15 specie animali scomparse negli ultimi secoli, con un’attenzione particolare ai mammiferi e agli uccelli estinti quando gli europei colonizzavano e si appropriavano di nuove terre.

Una newsletter a cui vale la pena iscriversi

Registrandoti confermi di accettare la nostra privacy policy

Mammiferi estinti

Tilacino

Il tilacino, un mammifero marsupiale, si è estinto nel 1936
Il tilacino, un predatore marsupiale, è divenuto uno degli animali simbolo dell’estinzione

Il 7 settembre del 1936, due mesi dopo che la specie fu dichiarata protetta, allo zoo di Hobart (Tasmania) moriva Benjamin, l’ultimo tilacino conosciuto (Thylacinus cynocephalus). Noto anche come tigre della Tasmania o lupo della Tasmania, questo marsupiale viveva un tempo anche in Papua Nuova Guinea e in Australia. Prima dell’arrivo degli europei, la Tasmania era il suo ultimo rifugio e pare che la sua popolazione ammontasse a circa cinquemila individui. Alla sua estinzione concorsero vari fattori, ma la principale fu la caccia, incentivata dalle ricompense del governo locale per ogni tilacino abbattuto, perché ritenuto responsabile dell’uccisione di capi di bestiame. Accuse che recenti studi hanno dimostrato infondate: le sue ampie ma deboli mascelle gli consentivano di avere la meglio su prede di al massimo 5 kg.

Volpe delle Falkland

Il dusicione o volpe delle Falkland, mammifero estinto nel 1876
Il dusicione era un animale mansueto, che si lasciava avvicinare dall’uomo

La volpe delle Falkland (Dusicyon australis), nota anche come dusicione, lupo antartico, warrah, cane delle Falkland o persino come lupo-volpe, fu un vero rompicapo per Charles Darwin. Quando esplorò le isole Falkland (1833 e 1834), a est dell’uncino terminale dell’America del Sud, non riuscì a spiegarsi che cosa ci facesse lì quella strana volpe. Non c’erano roditori alle Falkland e il dusicione era l’unico mammifero. Come ci era arrivato, e perché? Solo pochi anni fa abbiamo svelato il mistero[2], ma Darwin, pur non riuscendo a trovare risposte sul passato di questo animale, ne predisse la futura estinzione. Che purtroppo avvenne, nel 1876.

Foca monaca dei Caraibi

Foca monaca dei caraibi, specie estinta nel 1952
L’ultimo esemplare di foca monaca dei Caraibi fu avvistato nel 1952

Cristoforo Colombo, oltre a “scoprire” l’America, guidò l’equipaggio che per la prima volta avvistò la foca monaca dei Caraibi (Neomonachus tropicalis). Il primo contatto tra questa specie e i navigatori del vecchio continente non fu promettente: otto esemplari furono abbattuti per sfamare la ciurma di Colombo. Era il 1494, anno del secondo viaggio dell’esploratore genovese, ma l’epoca fatale per la foca monaca dei Caraibi fu quella coloniale. A partire dal diciassettesimo secolo, i proprietari delle piantagioni di canna da zucchero organizzarono battute di caccia per uccidere centinaia di foche, da cui ricavavano olio lubrificante per i macchinari delle piantagioni. Lo stesso olio era ricercato dai pescatori per alimentare le loro lampade. Il colpo finale alla specie fu dato dalla pesca eccessiva nelle barriere coralline, che tolse la principale fonte di cibo alle foche scampate ai cacciatori delle piantagioni. L’ultimo esemplare fu avvistato nel 1952.

Antilope azzurra

Antilope azzurra, mammifero africano estintosi tra il 1799 e 1800
Antilope azzurra, il primo grande mammifero dell’Africa estinto in epoca storica

Secondo la documentazione fossile, un tempo l’antilope azzurra (Hippotragus leucophaeus) era diffusa su un’ampia area dell’Africa meridionale. In seguito ai cambiamenti climatici avvenuti con la fine dell’ultima glaciazione, il suo areale si restrinse e in quegli stessi territori divenne predominante l’antilope roana. Quando gli europei si insediarono nell’attuale provincia del Capo Occidentale (Sudafrica) l’antilope azzurra era già una specie in declino. L’ulteriore riduzione dell’habitat (savana convertita in coltivazioni agricole) e la caccia segnarono la sua estinzione, avvenuta tra il 1799 e il 1800. L’antilope azzurra è il primo grande mammifero africano di cui è stata storicamente registrata l’estinzione, seguito pochi anni dopo dal quagga.

Quagga

Il quagga, una sottospecie di zebra estinta nel 1833
Il quagga, una sottospecie di zebra estinta nel 1833

Il quagga (Equus quagga quagga) era un tempo diffuso in un’area che coincide grossomodo con l’odierno Sudafrica. Era piuttosto simile alla zebra, pur avendo un manto a strisce bianche e marroni che si concentravano sul muso, il collo e la parte anteriore del corpo. A quanto pare, anche il suo carattere era diverso, più docile della zebra, di cui oggi viene considerato una sottospecie e non una specie a parte. Il quagga fu cacciato dai colonizzatori per la sua carne, le pelli e per preservare i pascoli destinati al bestiame domestico. L’ultimo esemplare in cattività è morto nel 1883.

Ritina di Steller

La ritina di Steller viveva nell'isola di Bering. Si estinse nel 1768
La ritina di Steller poteva raggiungere i sette metri di lunghezza

La ritina di Steller (Hydrodamalis gigas), aveva dimensioni enormi. Fu misurato un individuo lungo circa sette metri e mezzo, e si stimò che poteva pesare quattro tonnellate. Queste stime e misure le abbiamo grazie alle osservazioni di Georg Wilhelm Steller, naturalista e medico di bordo della spedizione guidata da Vitus Jonassen Bering, che nel 1741 naufragò su un’isola rinominata poi isola di Bering, a est della Kamčatka. Fu qui che Steller, primo tra gli europei, osservò la ritina. Oggi sappiamo che un tempo questa specie aveva un areale più ampio e che l’interferenza umana, forse già da 14mila anni, la costrinse in aree sempre più ristrette fino a confinarla all’isola di Bering. Dopo il comandante Bering e il naturalista Steller, arrivarono gruppi di cacciatori di pellicce che nel 1768, a soli ventisette anni dalla scoperta, uccisero l’ultimo esemplare della specie.

Lupo di Honshu

Il lupo di Honshu, mammifero estintosi nel 1905
Lupo di Honshu, una sottospecie di lupo endemica del Giappone

Per secoli il Giappone era rimasto chiuso all’occidente e il lupo di Honshu (Canis lupus hodophilax) pur con difficoltà era riuscito a sopravvivere. Era un animale rispettato e venerato dalla tradizione shintoista, considerato un messaggero degli spiriti (kami) e protettore dei raccolti dagli attacchi di cinghiali e cervi. Le nuove politiche attuate durante la restaurazione Meiji, con cui il Giappone iniziò la sua apertura e modernizzazione accelerata dall’arrivo delle navi nere del commodoro Perry, e la diffusione di malattie, decimarono la popolazione residua del lupo giapponese, che si estinse nel 1905.

Uro

L'uro si è estinto purtroppo nel 1627
L’uro era l’antenato dei bovini domestici. Si estinse nel 1627.

L’uro (Bos primigenius) ha accompagnato l’umanità per millenni e un tempo era diffuso dalle isole britanniche fino all’Africa e all’India. Era cacciato dai Neanderthal, dall’Homo sapiens e, negli ultimi millenni, dalla sua domesticazione sono state ottenute varie razze di bovini domestici, come le vacche e gli zebù, molto più piccoli del loro antenato selvatico. L’estinzione dell’uro non è legata all’età delle esplorazioni, ma è stata conseguenza della crescente pressione antropica sui suoi territori. Nel Medioevo l’uro si trovava solo nei territori compresi tra Polonia, Lituania, Moldavia e Prussia orientale. La caccia ridusse ulteriormente il loro numero e, nonostante i tentativi di evitarne l’estinzione, l’ultimo esemplare di questo grandioso mammifero morì nel 1627 in Polonia, nella foresta di Jaktorów.

Il Tarpan

Il tarpan, sottospecie di cavallo selvatico, si estinse nel 1909
Il tarpan era una sottospecie di cavallo selvatico

Il tarpan (Equus ferus ferus) era una sottospecie di cavallo selvatico che viveva nelle steppe eurasiatiche. Nonostante il cavallo fosse stato domesticato almeno cinquemila anni fa, in aree sempre più ristrette delle steppe asiatiche sopravvivevano popolazioni selvatiche di tarpan, considerato una sottospecie a sé stante rispetto al cavallo domestico (Equus ferus caballus). La crescente pressione dell’uomo sulle popolazioni di tarpan, spesso ucciso perché avrebbe interferito con le attività umane, ha fatto diminuire il numero di questi stupendi animali selvatici fino a portarli all’estinzione, ufficialmente avvenuta nel 1909.

Uccelli estinti

Pappagallo dal becco grosso

Pappagallo dal becco grosso viveva sull'isola Mauritius. Si estinse nel 1693.
Una ricostruzione del 1907 di Henrik Grönvold, basata su uno schizzo del 1601. Il colore reale forse era diverso

Mauritius era conosciuta agli arabi e ai malesi sin dal decimo secolo, fu poi visitata da navi portoghesi tra il 1507 e il 1513, ma fino ad allora l’isola restò disabitata. Tutto cambiò verso la fine del sedicesimo secolo, quando vi si stabilirono gli olandesi. In pochi anni, il fragile e unico ecosistema insulare fu messo a dura prova dalla presenza umana e dall’introduzione di specie animali aliene. A farne le spese furono soprattutto gli uccelli, evolutisi in un ambiente privo di predatori. Il pappagallo dal becco grosso, o pappagallo corvo (Lophopsittacus mauritianus), era una delle specie destinate a soccombere. Il suo grande becco non lo aiutò a resistere agli invasori, umani e non, e il suo carattere aggressivo gli consentì solo di rimandare l’estinzione, che avvenne nel 1693, una trentina d’anni dopo il dodo.

Dodo

Il dodo, uccello simbolo dell'estinzione. Si è estinto nel 1662
Il dodo era endemico dell’isola di Mauritius. Si è estinto nel 1662

Un po’ come il tilacino tra i mammiferi, il dodo (Raphus cucullatus) è entrato nella cultura di massa come uno degli animali simbolo dell’estinzione. Evolutosi in un ambiente senza predatori e incapace di volare, poteva essere catturato facilmente dagli esseri umani, ma pare che la caccia non fu la causa dell’estinzione. Le indagini archeologiche hanno restituito scarse prove di predazione umana e le testimonianze dell’epoca descrivono la sua carne come sgradevole o dura da mangiare. Le principali cause dell’estinzione furono la distruzione dell’habitat e l’introduzione di specie aliene come cani, ratti, maiali, gatti e macachi, che saccheggiavano i nidi del dodo ed entrarono in competizione per le scarse risorse alimentari del fragile ecosistema dell’isola.

Rallo di Dieffenbach

Il rallo di Dieffenbach viveva alle isole Chatham
Il rallo di Dieffenbach

Il naturalista Ernst Dieffenbach giunse alle isole Chatham nel maggio del 1840. In questo piccolo arcipelago del Pacifico, a est della Nuova Zelanda, fece appena in tempo a osservare e descrivere uno degli ultimi esemplari di un uccello che poi prese il suo nome, il rallo di Dieffenbach (Hypotaenidia dieffenbachii). Come altri uccelli che vivono sulle isole, aveva perso la capacità di volare ed era già predato dalle popolazioni indigene, i moriori, che lo chiamavano meriki o mehoriki. La già bassa popolazione di rallo di Dieffenbach crollò dopo l’arrivo dei colonizzatori nel 1791, per via della caccia, gli incendi boschivi, e l’introduzione di specie aliene come cani e gatti. L’ultimo avvistamento potrebbe risalire proprio al 1840.

Quaglia della Nuova Zelanda

Quaglia della Nuova Zelanda. Questo uccello si è estinto nel 1875
La quaglia della Nuova Zelanda era presente sull’Isola del Nord e sull’Isola del Sud della Nuova Zelanda

Lo stesso Ernst Dieffenbach che descrisse uno degli ultimi esemplari di Hypotaenidia dieffenbachii, nel 1840 riportava che la quaglia della Nuova Zelanda (Coturnix novaezelandiae) era una specie rara nell’Isola del Nord. Era invece ancora comune nell’Isola del Sud, come suggeriscono i risultati delle battute di caccia degli europei che si erano stanziati in Nuova Zelanda. La specie scomparve dall’Isola del Nord nel 1869, mentre la popolazione dell’Isola del Sud diminuì rapidamente dal 1865 e si estinse nel 1875, nonostante i tentativi di salvarla. Distruzione dell’habitat, caccia e specie aliene contribuirono al declino delle popolazioni, ma la rapida estinzione fu forse dovuta allo spillover di un agente patogeno, trasferitosi da quaglie e fagiani domestici introdotti sul territorio.

Rallo di Rodrigues

Rallo di Rodrigues, uccello estintosi nel 1761.
Una splendida raffigurazione del Rallo di Rodrigues. Autore: Frederick William Frohawk

L’isola di Rodrigues, oggi parte della Repubblica di Mauritius, era disabitata fino all’arrivo degli europei. Come nella vicina Mauritius, il prolungato isolamento dai continenti favorì lo sviluppo di una flora e fauna unici, ma l’arrivo di navi dal vecchio continente ne incrinò il fragile e delicato equilibrio. A farne le spese, tra gli altri, fu il rallo di Rodrigues (Erythromachus leguati), di cui ci sono giunte poche notizie e descrizioni. Nel diciassettesimo secolo i ratti avevano invaso l’isola, ma il rallo resistette. Dovette soccombere però alle successive razzie di maiali, gatti ed esseri umani. L’ultimo esemplare scomparve nel 1761, ma dalla stessa isola ci arriva anche la notizia di un’estinzione scampata, ne abbiamo parlato qui.

Emù della Tasmania

L'emù della Tasmania si è estinto intorno al 1850
Emù della Tasmania, una sottospecie di emù scomparsa intorno al 1850

Secondo varie fonti, fino ai primi anni dell’Ottocento gli emù della Tasmania (Dromaius novaehollandiae diemenensis) erano comuni in natura e formavano spesso gruppi di settanta, ottanta individui. Questa sottospecie di emù è endemica della Tasmania, dove vi viveva isolata sin dal tardo Pleistocene[3]. L’arrivo dei colonizzatori occidentali coincise con il declino delle popolazioni del volatile. Le ragioni dell’estinzione sarebbero da ricercare nella distruzione dell’habitat, negli incendi e nell’introduzione del cane. Oltre all’uomo, l’unico predatore dell’emù era il tilacino, un cacciatore di resistenza che inseguiva la preda fino a sfiancarla. Il cane da caccia, più veloce, ebbe un impatto significativo nel portare questo uccello all’estinzione[4], che avvenne intorno al 1850.

Note

1 In riferimento all’esplorazione del Nord America, Marc Jeanson ne Il botanista fa notare che “Prima dei cowboy e dei cercatori d’oro, gli esploratori sono i naturalisti”.

2 Yong E. (2018), The Origin of the Friendly Wolf that Confused Darwin, National Geographic, https://www.nationalgeographic.com/science/article/the-origin-of-the-friendly-wolf-that-confused-darwin.

3 Late Pleistocene, Wikipedia, the free encyclopedia, https://en.wikipedia.org/wiki/Late_Pleistocene

4 Tasmanian emu, Wikipedia, the free encyclopedia, https://en.wikipedia.org/wiki/Tasmanian_emu

Articoli simili

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Latest posts